lunedì 18 febbraio 2013

Ex Ispettore GdF ed ex funzionario Agenzia Entrate arrestati dalla GdF.

I militari della Guardia di Finanza della Compagnia di Mondragone, al termine di una complessa attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola, hanno arrestato due soggetti, S. M. e A. E. per concorso in estorsione e usurpazione di titoli ed onori. I due soggetti sono entrambi ex dipendenti dell'Amministrazione finanziaria; in particolare M. aveva prestato servizio come ispettore della Guardia di Finanza sino al 2005, mentre E. ricopriva l'incarico di funzionario presso l'Agenzia delle Entrate di Napoli.
La vicenda è iniziata durante la scorsa estate, durante l'operazione di controllo della Guardia di Finanza nei confronti degli operatori turistici operanti sul cd. "litorale domitio", al fine di consentire il corretto svolgimento dell'attività economica durante il periodo estivo. Nel corso dei numerosi controlli effettuati nei confronti dei commercianti, i militari hanno appreso che da qualche tempo vi era la presenza in zona di un certo "Colonnello M." della Guardia di Finanza che svolgeva controlli di natura tributaria nei confronti di piccoli contribuenti.
Insospettiti dall'insolita circostanza che un Colonnello della Guardia di Finanza, normalmente destinato ad incarichi di comando o coordinamento, potesse svolgere questo tipo di attività, sono iniziate una serie di indagini approfondite, partendo dai pochissimi elementi investigativi a disposizione. Si è così riusciti a risalire al tipo e alla targa dell'autovettura utilizzata dal fantomatico "Colonnello", che è risultata intestata ad una donna di Marigliano (NA), rivelata essere poi la moglie di S. M., in servizio come Ispettore della Guardia di Finanza sino al novembre del 2005, già condannato per concussione e congedato dal Corpo per gravi motivi, con la conseguente degradazione a soldato semplice.
Sicuri di aver individuato la persona che operava illecitamente i controlli nei confronti degli esercenti, si è subito ipotizzata la presenza di un complice. Sono state quindi avviate intercettazioni telefoniche e pedinamenti, che hanno permesso di ricostruire minuziosamente la vita del fantomatico "Colonnello". Oltre, infatti, a presentarsi abitualmente come un militare della Guardia di Finanza, il soggetto si vantava anche di avere amicizie presso i massimi vertici del Corpo cercando, in tal modo, di accrescere il suo prestigio agli occhi delle vittime.
L'aspetto più inquietante si è verificato, tuttavia, quando le indagini tecniche hanno svelato la presenza del complice, A. E., a sua volta ex funzionario dell'Agenzia delle Entrate. Proprio il loro passato nell'Amministrazione Finanziaria permetteva ai due di presentarsi in maniera credibile agli ignari contribuenti. Una volta avviate le "false" attività fiscali la vittima veniva avvicinata e, con la promessa di chiudere il controllo senza alcun tipo di verbale e quindi in maniera regolare, veniva effettuata la richiesta estorsiva.
Questo tipo di comportamento è stato evidente durante le intercettazioni quando, M., ha avvicinato un commerciante di S. Anastasia simulando, questa volta, di essere il membro di un "team" dell'Agenzia delle Entrate. All'ignaro imprenditore venivano palesate grosse incongruenze nella dichiarazione dei redditi volte, chiaramente, ad intimorire la parte e accrescere il timore di una pesante multa. In questa specifica circostanza l'Esposito assumeva le vesti di "capo-team" e, quindi, di direttore della verifica fiscale intrapresa.
Anche in questo caso, al malcapitato, veniva fatto capire che il controllo poteva essere evitato, sarebbe bastata la somma di 3.000 euro per chiudere la verifica in maniera regolare. Giunti in prossimità della consegna del denaro, i finanzieri, che dalle intercettazioni e dai pedinamenti avevano ormai acclarato l'assoluta correità dei soggetti, si palesavano al malcapitato illustrando tutta la situazione di cui era vittima. Dopo un primo momento di ragionevole incredulità, il soggetto si è mostrato sereno nel collaborare con i militari, cosi che il giorno prima dell'incontro si è proceduti a fotocopiare le banconote destinate al M. e a predisporre un servizio di osservazione in un centro commerciale della zona, dove sarebbe avvenuto lo scambio.
M. è stato pertanto arrestato in flagranza di reato mentre, nei confronti di E. è stata eseguita qualche giorno dopo un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
Dalle perquisizioni sono emersi particolari rilevanti. Sono stati ritrovati verbali di verifica fiscale "artefatti" , fogli di servizio con il logo "Guardia di Finanza", lettere di convocazione con il logo "Guardia di Finanza", mentre sulle carte di identità di M. vi era la dicitura "Ispettore GDF" e sul documento di E. vi era indicato "funzionario Agenzia delle Entrate".
Le indagini sono ancora in corso per identificare altri soggetti vittime della "falsa pattuglia". 
(Fonte: sito istituzionale della Guardia di Finanza)

mercoledì 13 febbraio 2013

Fitto condannato a 4 anni per corruzione ed altro.

Ma non s'era detto che i corrotti dovessero restare fuori dalla politica? L'ex governatore pugliese Raffaele Fitto ed attuale capolista in Puglia alla Camera per il Pdl ( sarà Partito Dei Ladri?) è colpevole dei reati di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso d'ufficio: lo ha deciso la seconda sezione penale del tribunale che ha condannato l'ex ministro a quattro anni. Secondo i giudici, quindi, Fitto nella campagna elettorale del 2005 ricevette una tangente da 500mila euro da Angelucci in cambio fece assegnare alla Tosinvest l'appalto da 198 milioni di euro per la gestione delle residenze sanitarie assistite.
Avranno, ora, il coraggio di dirgli di fare un passo indietro? Diversamente vorrà dire che al primo posto nella lista avranno messo il loro campione dei ladri!
La notizia è passata completamente sotto silenzio. Bravi! Questa è l'informazione che vogliono?

sabato 1 dicembre 2012

Banca Unicredit S. Maria C. V. : depredato il bancomat

Viale Consiglio d'Europa di Santa Maria Capua Vetere ore 5,10 di stamane:  ignoti, dopo aver forzato una porta di servizio, si sono introdotti all'interno di una filiale della banca "Unicredit", e, utilizzando dell'esplosivo, hanno divelto il dispositivo bancomat ivi presente, asportando poi la cassetta contenente denaro disponibile per le operazioni di prelievo di quella filiale bancaria. I malviventi, dopo l'azione delittuosa, si sono allontanati a bordo di una autovettura di grossa cilindrata di colore scuro. Immediato l'intervento dei Carabinieri dell'Aliquota Operativa della Compagnia e del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta.

giovedì 20 settembre 2012

Gang di ladri d'appartamento sgominata a S. Maria C. V.

Santa Maria Capua Vetere, 20 set – Sono 15 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale sammaritano, di cui 12 eseguite: le altre tre persone risultano irreperibili. L‘operazione è denominata “Caino”, in quanto uno degli arrestati ha “venduto” la sorella alla banda di albanesi. In breve questa donna, rimasta vedova del marito, aveva percepito 100mila euro dall’Inail in quanto l’uomo era deceduto per morte bianca. Il fratello della donna, quando ha saputo che conservava questo denaro in casa, ha venduto la notizia agli albanesi, dividendo così il provento del furto ( da ciò operazione "Caino"). Il gruppo criminale operava in tutta la Campania ma anche nella provincia di Frosinone, aiutato da basisti. A Santa Maria Capua Vetere la basista era una parrucchiera che entrava nelle case delle persone, monitorava il tutto e organizzava il colpo con gli albanesi. ( fonte: notix.it

Questi i loro nomi: 

Caterina Cinotti, 32 anni, di Santa Maria Capua Vetere;
Giovanni Serulo, 41 anni, di Santa Maria Capua Vetere;
Isabella Pignagrande, 25 anni di Teano,
Luan Bodini, 29 anni, albanese;
Xhelil Xheta, 23 anni albanese,
Isuf Gabraj, 41 anni albanese;
Lulzim Tahiri, 36 anni, albanese,
Pjeter Ndoka, 32 anni, albanese;
Gabriele Ronchi, 24enne di Genova;
Ermal Pepa, 32enne, albanese;
Emri Xheleshi, 23 anni, albanese.
Un grosso ringraziamento va ai Carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere che,al comando del capitano Carrino e coordinati dalla locale Procura della Repubblica, stanno tenacemente combattendo la piaga dei furti di appartamento, prima causa  del malessere sociale derivante dall'insicurezza pubblica.

domenica 16 settembre 2012

Fiorito: spariti nel nulla i soldi del pdl.

Francone Fiorito detto Er Batman chiamato così fin dal giorno in cui cadde da una moto ferma   ( ma che imbranato!) ex capogruppo ed ex tesoriere Pdl di Regione Lazio, amante dei simboli di guerra, nostalgico del Duce, disse che dei regolamenti e della Costituzione "m'emporta poco, qui famo amministrazione". Oggi indagato per peculato, sarebbe il principale responsabile di un enorme scialacquo di denaro pubblico, tra conti privati, weekend a Porto Cervo, cravatte di Marinella, feste in costume, cene e pranzi da 5 mila euro a botta, champagne per tutti e ostriche come se piovesse ( Berlusconi docet). Il suo manifesto elettorale recitava "Il futuro è Fiorito" con il simbolo Pdl-Berlusconi bello grande, al centro del fiore. 
E lui, come replica?  " I bonifici a mio nome, sono i soldi che la Regione mi pagava per le mie tre indennità, da consigliere, da presidente della commissione Bilancio e da capogruppo (!!!)". 
Ma come, non si vergogna neanche?
E' normale in un paese che si non si scandalizza nemmeno se sa che il Presidente del Consiglio regionale del Lazio ( alzi la mano chi ne conosce il nome) guadagna ( 21.000 Euro al mese)  nientemeno quanto un certo Barack Obama, Presidente degli USA!!!

venerdì 15 giugno 2012

Confindustria, il pizzo e Berlusconi: viva la mafia!

Berlusconi pagò il pizzo alla mafia ed il fatto che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro la Fininvest ( ora Mediaset) non è diffamazione:  è stato stabilito dal gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano, che il 31 maggio ha accolto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, contro ilfattoquotidiano.it. In un articolo del noto sito il giornalista Lillo, nell'evidenziare la sbandierata linea della fermezza manifestata dall’associazione degli industriali nei confronti dei membri che subiscono le estorsioni in silenzio, si meravigliava della mancata adozione di punizioni nei confronti dell'azienda condotta da Confalonieri. Addirittura l'espulsione dalla Confindustria aveva preannunciato l’allora presidente Emma Marcegaglia. 
Emma Marcegaglia ha un problema”, scriveva Lillo. “Anzi due. Il padrone del gruppo più importante della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente di Confindustria Fedele Confalonieri. La coppia ha pagato il pizzo per venti anni e soprattutto non racconta a chi l’ha versato e perché”. Dato che il fatto era scritto nero su bianco nelle motivazioni della sentenza d’appello contro Marcello Dell’Utri, che condannava il braccio destro di Berlusconi a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, “che cosa farà dunque Confindustria?”, si domandava il giornalista. La risposta ora è chiara : nulla!

lunedì 9 aprile 2012

Misteri Sammaritani.


A chi è rivolto l'accorato invito? Chi l'ha scritto? E' un caso oppure no che si trovi proprio lì? Chi sa, parli!
E' proprio vero che, a volte, il destino causa brutti scherzi!
Speriamo solo che, leggendolo, chi si trova a passare da quelle parti si ravveda e capisca che tanto rubare quanto danneggiare gli altri è un peccato mortale; sempre che si tratti di persone che siano di religione cristiana, si intende!

mercoledì 11 gennaio 2012

La fine di Berlusconi.

Silvio, che fine hai fatto? Ti si vede così poco!! Già, ma tu , da esperto comunicatore, sai bene che bisogna farsi vedere molto da vincenti e pochissimo da perdenti.
Ma non starai mica esagerando? La gente potrebbe pure scordarsi di te!
Ma che sciocchezze vado blaterando... Nessuno potrà mai dimenticarsi di te e la tua figura sarà studiata per sempre sui libri delle scuole come esempio....DA NON SEGUIRE.

mercoledì 16 febbraio 2011

La terra dei fuochi.


Aderiamo tutti!

Non molti sapranno che la terra dei fuochi è quella zona martoriata che comprende la province di Caserta e Napoli oggetto di tanti, troppi, sversamenti illegali, ai quali, non di rado, viene dato fuoco per disperderne le tracce!E' la nostra terra: quell'ager campanus che gli antichi Romani solavano definire " felix" a causa proprio della sua fertilità e fecondità.
Com'è ridotta oggi? Come abbiamo contribuito a ridurla in tal modo con i nostri silenzi e le nostre complicità dettate dalla paura e dal nostro scarso senso civico?E' ora di invertire la tendenza, è ora di riappropriarci della nostra terra, è ora di far sentire la nostra voce, quella voce troppo spesso rimasta in gola, perché abbiamo l'obbligo di vivere in modo dignitoso ed onorevole, perché abbiamo l'obbligo di lasciare ai nostri figli un mondo migliore di quello che abbiamo creato. Ma meglio delle mie dicono le parole del sito terra dei fuochi che vi invito a visitare e seguire."Per la nostra terra attraversata da fiumi avvelenati, scavata per far posto a rifiuti tossici provenienti da chi sa dove e seppelliti ovunque;
per dare voce ad un territorio soffocato dai roghi che bruciano ogni cosa senza controllo;
per chi è rassegnato alla paura, paura di quello che mangia, beve, respira;
per chi, invece, non conosce la parola rassegnazione;
per noi che viviamo in questo posto difficile, ma anche per chi non ci vive;
per raccontare il sentimento di appartenenza a questo sud , non diverso da altri sud del mondo , ma non per questo meno doloroso per noi che lo abitiamo;
per amore della verità vera, che smaschera i traffici e gli stereotipi che ci condannano in questo girone infernale della presunta “emergenza rifiuti”, di cui si nutrono malavita e politica allo stesso modo;
perché restare ad aspettare indifferenti, adesso che sappiamo, non è giusto;
perché non c’è niente da aspettare;
perché è qui, in questa terra, che vogliamo rimanere e resistere, con la nostra musica, la nostra lingua, l’arte, la cultura in cui siamo cresciuti;
perché la Terra, e l’Acqua, e l’Aria sono di tutti quelli che le amano, basta lasciarle in pace, invertire la rotta, fermare lo scempio”.

martedì 1 febbraio 2011

Il nemico n° 1 dell'Italia: Berlusconi Silvio.

Si potrà tornare a parlare di situazione di normalità nella vita istituzionale solo quando la presenza di Berlusconi e dei suoi fans sarà diventata irrilevante nella politica. Sono stati superati tutti i limiti immaginabili dell’indecenza in una situazione che richiede rispetto e decoro per le regole democratiche e per i principi e istituzioni baluardi dello stato di diritto.
Per il bene dell’Italia Berlusconi se deve andare al più presto, perché: è il peggior capo di governo di 150 anni della storia unitaria nazionale, è entrato in politica unicamente per tutelare gli interessi aziendali di famiglia e risolvere i propri problemi giudiziari.
Di nuovo Berlusconi non ha portato niente, il suo disegno politico è stato seguire la strada del suo maestro Licio Gelli, capo della P2 di cui Berlusconi era tesserato con numero di tessera 1816 e, facendo sue tante idee del piano di Rinascita Democratica, sta attentando ai principi fondanti della Costituzione come: l’autonomia e indipendenza della magistratura, la libertà di manifestazione del pensiero e di stampa, l’uguaglianza di tutti cittadini di fronte alla legge.
Berlusconi ha così trovato il favore: di Cosa Nostra, di quello che rimane della vecchia P2, dello Ior e Vaticano; ha raccolto l’eredità politica lasciata dal latitante Craxi e il sostegno degli anticomunisti, degli estremisti di destra, dei veri liberali che pensavano Berlusconi fosse un liberale.
Con Berlusconi non c’è limite al peggio perchè:
-sta attentando ai principi fondanti dello stato di diritto e della costituzione facendo leggi a proprio uso e consumo;
-è la più significativa ed evidente espressione di un modello culturale degradato e degradante che ha condannato il paese ad un inaccettabile declino culturale: questo modello sub-culturale diseducativo ci mostra che fare i furbi conviene, che conta più l’apparenza che l’essere, che il merito conta sempre di meno, che è inutile essere onesti e trasparenti tanto prima o poi arrivano scudo fiscale e condoni vari;
questo Governo fa quasi esclusivamente leggi a favore dei più potenti, ricchi e corrotti, leggi per curare gli interessi aziendali di Berlusconi, per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi, senza preoccuparsi dei lavoratori precari, dei disoccupati, delle famiglie più povere;
-si sta attuando una sorta di repressione fascista per mettere a tacere qualsiasi voce critica verso l'operato di questo Governo che, incurante del grave disagio sociale riportato da tali voci, alimenta le tensioni e il conflitto sociale;
-questo Governo sta facendo politiche razziste e xenofobe avendo approvato norme definite razziali da Famiglia Cristiana.
La strategia di comunicazione è un aspetto fondamentale per un pubblicista come Silvio Berlusconi, soprattutto nel tentativo di revisionare la storia recente, per mettere oblio sulla sua carriera costernata da tante ombre e macchie come:
l’amnistia per falsa testimonianza sull’iscrizione alla P2; i tanti procedimenti penali a suo carico che lo hanno portato a collezionare 3 prescrizioni e 2 amnistie; le tante leggi ad personam per tutelare i propri interessi aziendali di famiglia; i tanti interventi legislativi per impedire alla giustizia di fare il suo legittimo corso.
Non mancano anche in questa legislatura interventi legislativi a favore delle sue aziende, come: le norme contenute nel decreto Romani sugli spazi pubblicitari televisivi che avvantaggiano Mediaset a discapito di Sky; l’innalzamento al 20% del tetto per l’acquisto di azioni proprie da parte delle società quotate in borsa, subito messa in atto dal cda di Mediaset; l’aumento dal 10 al 20% dell'aliquota IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset; lo spostamento di pubblicità da Rai a Mediaset da parte delle aziende e delle istituzioni controllate dal governo: ministeri, Poste, Eni, Enel, ecc.
La strategia comunicativa di Berlusconi è studiata ad arte per passare da carnefice della democrazia a vittima di presunti complotti, a vittima di calunnie, anche se non hai mai fornito prove convincenti per smentire le accuse rivoltegli, a vittima di un sistema che per lui funziona male e che quindi è necessario cambiare, ma a proprio piacimento. Essa è volta quindi a convincere le persone ignare che c’è necessità di attuare riforme, che in realtà non sono riforme nell’interesse collettivo e di un miglior funzionamento delle istituzioni, ma sono nell’interesse suo personale; infatti, dietro il termine riforme si cela un disegno golpista, eversivo che ha come obiettivi:
-sottomettere la magistratura al potere esecutivo per impedire ai magistrati zelanti di continuare a occuparsi di lui e dei signori della Casta del malaffare, attraverso un disegno piduista che attenta all’autonomia e indipendenza della magistratura;
-impedire ai cittadini di conoscere atti di indagine, come quelle sulla cricca degli amici della Protezione Civile, di conoscere verità scomode a Berlusconi e ai suoi sodali;
-aggirare o rimuovere qualsiasi regola, organo di controllo e/o istituzione democratica che sia di ostacolo al raggiungimento dei suoi interessi personali, quindi occorre imbavagliare la stampa, i liberi giornalisti, ridurre il parlamento a organo di ratifica del potere esecutivo.
Berlusconi non è vittima di alcun complotto, non esistono “toghe rosse” che perseguitano Berlusconi perché se Berlusconi avesse trovato davvero le “toghe rosse” a Milano, la prescrizione per concessione delle attenuanti generiche (lodo Mondadori) e le assoluzioni per insufficienza di prove (caso Medusa, processo Sme) potevano essere condanne definitive per il signor Berlusconi.
Inoltre, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che lavoravano per il gruppo Fininvest e prima ancora erano ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Appare evidente che non c'è un uso politico della giustizia ma c'è chi fa politica per impedire alla giustizia di compiere il suo corso legittimo e doveroso, denigrando e minacciando la magistratura attraverso un disegno eversivo per attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura. 
di Michele

domenica 16 gennaio 2011

La legge è uguale per tutti?


"Azione in spregio di ogni norma" così Berlusconi ha definito l'azione dei giudici di Milano di metterlo sotto inchiesta per concussione e favoreggiamento della prostituzione per le note vicende della bella Ruby.
E quella di decidere di non andare in Tribunale per essere sentito e, se del caso, discolparsi come ogni altro cittadino come la definirebbe il premier ed i suoi legali? Si decidessero una buona volta ad aggiungere al dettato costituzionale che "la legge è uguale per tutti" l'inciso " ma non per Berlusconi"!
Anche volendo, per assurdo, ammettere che i giudici ( di tutte le procure poi) sottendano, nelle azione volte contro il Presidente del Consiglio, un interesse politico inconfessabile, mi chiedo come possano resistere le brave ed oneste persone che lo hanno votato dal chiedergli ad alta voce, se non di recarsi in Tribunale, almeno di sconfessare pubblicamente le accuse che gli vengono mosse, anche utilizzando il mezzo televisivo che gli è molto congeniale.
Gli elettori, sia quelli che lo hanno votato che quelli che non lo hanno fatto, hanno il diritto di chiedere la sua versione dei fatti, vogliono cioè sapere se è vero che la tale Ruby è stata ben 8 volte a casa di Berlusconi ad Arcore, a che titolo le avrebbe regalato ben 7.000 euro la prima volta, se lui od altri hanno fatto sesso con una minorenne, se è vero che invece si trattava di cene " normali" nelle quali Apicella cantava ed il premier raccontava barzellette, se è vero che ha fatto indebite pressioni ( concussione) per far rilasciare la sua amica.
Ecco: se in tv spiega come sono andate veramente le cose e magari ci spiega che non è vero che ha corrotto l'avvocato Mills e che non ha esportato illegalmente capitali all'estero e non ha commesso alcuna nefandezza che i giudici gli addebitano, farebbe almeno felici quelli che lo osannano che, da un bel pò di tempo,non sanno far altro che gridare al complotto giudici-sinistra per giustificare le sue malefatte.
Ci risparmi, però, le gratuite offese alla nostra intelligenza quando dice di invitare starlette ed escort a casa sua soltanto per far loro sentire le sue barzellette!!!

lunedì 4 ottobre 2010

Belpietro: attentato patacca ad un giornalista pataccaro.

Qualche tempo fa le televisioni pubbliche e private passavano un messaggio pubblicitario che, per reclamizzare un pennello, utilizzavano questo refrain: "per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande"; e, di rimando, un a voce fuori campo così commentava: "non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello!"
Ecco, nella storia dell'attentato al direttore di " Libero" M. Belpietro,sono rimasto subito alquanto sorpreso per l'aspetto inverosimile ed eclatante della vicenda.
Subito, per la verità mi sono meravigliato che un provocatore come Belpietro fosse scortato da agenti di polizia pagati anche da me oltre che da tutti i cittadini che pagano le tasse ( gli evasori non hanno titolo per dolersi) per poi scoprire che anche Feltri e, udite udite, Fede sono scortati a spese dei contribuenti.
Dopo la prima riflessione, mi è balzata agli occhi l'inverosimiglianza della vicenda, almeno per come è stata raccontata, le versioni diverse fatte da Belpietro, il travestimento da finanziere che diventava  una maglia che ricordava la divisa delle fiamme gialle, il fatto che l'attentatore fosse solo e si fosse poi volatilizzato, la circostanza che l'altro agente alla guida non si fosse accorto di niente, ecc.
L'altro giorno scopro che l'agente che avrebbe sventato l'attentato, nel 95 si rese protagonista di analoga impresa quando scortava il giudice D'Ambrosio: anche in quella circostanza, però, i lati oscuri rimasero imperscrutabili,  anzi ....
Ed allora collego la mancanza di rivendicazione dell'attentato: chi compie atti come questi ha tutto l'interesse di divulgarne la paternità con la mancanza assoluta di tracce dell'evento.
Digos e polizia scientifica, intanto, anche ieri hanno continuato i sopralluoghi non solo nel palazzo di via Monte di Pietà, nei due cortili interni, nelle scale e sul pianerottolo tra il quinto e il quarto piano dove il caposcorta ha sparato tre colpi contro lo sconosciuto a cui s’era inceppata l’arma, ma anche lungo le vie di fuga che danno su via Borgonovo. È escluso infatti che l’attentatore sia fuggito dall’ingresso principale dove c’era il secondo uomo della scorta di Belpietro che non ha visto nulla. L’unica alternativa via di fuga passa da un secondo cortile interno, da un muro di cinta alto due metri, da altri cortili di un altro palazzo che affaccia su via Borgonovo sorvegliato da telecamere e portiere. Ma niente e nessuno ha visto qualcosa. «Un delitto perfetto» osserva un alto funzionario del Dipartimento delle pubblica sicurezza del Viminale, «in tre giorni di indagini non sembrano emergere indizi, evidenze o prove». Neppure un’impronta o un rametto spezzato, qualcosa che testimoni la fuga.
Ed allora? Al giornalista pataccaro quale attentato si poteva mai fare? Un attentato patacca!!
Un ultima osservazione voglio riservarla a chi decide l'uso della scorta: chi decide che  uno pesudo giornalista zerbino servo del padrone come Fede debba essere scortato, mentre invece non si pensi a proteggere una donna Teresa Buonocore che ha pagato con la vita la fiducia nelle istituzioni che non hanno saputo neanche salvarle la vita? 

giovedì 23 settembre 2010

Berlusconi, Cosentino e la lotta alla mafia


Non passa giorno che qualche sempliciotto ed addomesticato deputato o senatore del Pdl dichiari in qualche trasmissione televisiva od in qualche intervista che l'attuale esecutivo guidato da Berlusconi ha lo storico merito di aver contrastato la criminalità organizzata in maniera più efficace di qualunque governo passato e di aver arrestato ( neanche fatto arrestare!) numerosissimi latitanti.
A parte la facile e demagogica battuta che, leggendo i giornali e vedendo le tv di questi giorni, sarebbe facile ribattere che la criminalità comune è aumentata in maniera esponenziale, specie quella che vede protagonisti in negativo proprio i politici del Pdl, non mi è chiaro, anzi non comprendo affatto, perché dovrebbe essere ascritto all'attuale governo il merito del quale si vantano.
Mi spiego meglio, specie per chi non volesse intendere: quale provvedimento o quale azione di governo, in concreto, ha reso efficace l'azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata?
Non sono forse le forze di polizia, coordinate e dirette dalla magistratura, ad operare in concreto, ad esempio, la cattura di pericolosi latitanti? In che modo inciderebbe Berlusconi ed i suoi sodali?
Dunque, se adesso gli investigatori decidessero di lavorare meno o non lavorare proprio la colpa sarebbe di Berlusconi?
Qualcuno, molto spiritoso ed attento, notava ironicamente che le peggiori sventure capitate al nostro paese sono avvenute quando proprio Berlusconi era alla guida del paese! E che, è colpa sua ? No certamente a rigor di logica, ma si certamente se si applicasse al contrario proprio il suo ragionamento, così tanto sbandierato dai suoi onorevoli burattini che non si rendono conto di quanta ilarità suscitano e di quanto si coprano di ridicolo!
Ciò che mi amareggia e mi fa arrabbiare è che molti degli Italiani, anche di quelli che non votano Berlusconi, credono che effettivamente ciò di cui si parla sia un suo merito.
Poveri noi! Questi indegni figuri da un lato si vantano di combattere la legalità e nello stesso giorno garantiscono l'immunità ad un camorrista nella stessa aula dove siedono noti mafiosi che, a loro volta, non disdegnano di dichiarare pubblicamente di venerare un capo mafioso defunto.

martedì 21 settembre 2010

Emergenza rifiuti a Napoli; ma Silvio non l'aveva risolta?


«Abbiamo risolto la tragedia dei rifiuti a Napoli e in Campania», aveva ripetuto il premier Silvio Berlusconi appena sabato scorso elencando ancora una volta con «orgoglio» i successi del «governo del fare».
Le foto che ritraggono Via Arcoleo a Napoli dimostrano inconfutabilmente che la situazione, a 2 anni di distanza, non è affatto cambiata, anzi!
Colpa del termovalorizzatore che è andato in tilt, colpa della discariche che si stanno esaurendo ( quella di Terzigno chiuderà a marzo 2011, mentre si prevede che quella di Chiaiano sarà piena a Settembre dell'anno prossimo) colpa dei dipendenti dell'Asia che si trovano sul piede di guerra, fatto sta che la situazione reale ed effettiva è quella documentata dalle foto.
A proposito: qualcuno sente parlare in Tv della crisi della raccolta dei rifiuti a Napoli? Qualcuno si è dimenticato delle aperture quotidiane dei telegiornali dedicate esclusivamente al problema dei rifiuti in Campania?
Avrà un poco di spazio quel rifiuto di carta chiamato " Il giornale" per parlare, oltre che della casa dei Tulliani, anche dei rifiuti a Napoli?
Ed il direttore del Tg1, Scodinzolini tanto caro a silvio, trasmetterà mai qualche immagine che smaschera il suo sovrano?
La faccenda è chiara: diceva Mussolini che basta non parlare di un problema affinché questo non esistesse più e viceversa.
Una cosa, però, non mi è chiara: se quando, nel 2008, la colpa dei rifiuti in strada era di Prodi e di Bassolino, perchè adesso la colpa non viene attribuita a Caldoro ed a Berlusconi?
La verità è una sola e cioè che questo governo è davvero il governo del fare, però, " solo chiacchiere" .Vedi ponte sullo stretto, riduzione bollo auto, abolizione irap, 1.000.000 di posti di lavoro, ex Alitalia, ecc.,ecc.,ecc.,ecc.,ecc.,ecc.,
Il valore aggiunto del premier che fa sì che egli effettivamente sia una spanna sopra gli amici ed i nemici è che Lui ha capito che gli Italiani sono un popolo di cog***ni e che basta detenere il monopolio dell'informazione per trattarli da quei pecoroni che sono.
In Italia il 70% della popolazione apprende tutte le notizie ESCLUSIVAMENTE attraverso la Tv: è di tutta evidenza che se non si dice in televisione che a Napoli c'è la spazzatura e non si ha la fortuna/sfortuna di passare per Napoli, non si saprà mai che il centro storico è pieno di rifiuti e la situazione, salvo correttivi, potrà solo peggiorare.
Piaccia o no, così stanno le cose: meditate, gente,meditate.
P.S. Saranno lacrime amare quanto tardive quelle che piangeranno gli elettori di Berlusconi che si ritroveranno i propri figli in un mondo più inquinato, più corrotto nel quale prevarrà solo chi avrà meno scrupoli.

lunedì 20 settembre 2010

6 Ispettori dell'Asl Ce 2 arrestati per corruzione.

I carabinieri di Santa Maria Capua Vetere hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti di ispettori dell'Asl per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla concussione, corruzione, rifiuto d'atti d'ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti d'ufficio. Si tratta di: Aldo Nuzzolo, Pasquale D'Amore, Donato Faraone,;ispettori del lavoro; Antimo Marcello, Luigi Marcello, Francesco D'Angiolella, consulenti del lavoro. Uno degli arrestati, Nuzzolo, tra il 2002 e il 2007 è stato consigliere comunale dello Sdi a Santa Maria Capua Vetere. Indagati anche alcuni ufficiali di polizia giudiziaria dell'Asl Caserta. L'indagine, condotta dai militari della stazione di Grazzanise, ha consentito di acclarare che un gruppo di ispettori dell'Asl di Santa Maria Capua Vetere, a seguito delle verifiche effettuate presso cantieri edili, previa minaccia di elevare sanzioni amministrative e sequestri, imponevano agli imprenditori controllati di rivolgersi a consulenti del lavoro, loro sodali, per la predisposizione della documentazione, in particolare di Dvr (Documenti di Valutazione Rischi) e delle certificazioni previste dalla normativa per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre, falsificavano e facevano uso, per apporre date false, di sigilli apparentemente provenienti da uffici pubblici, con timbri dell'ufficio postale di Capodrise. Timbri utilizzati reiteratamente su numerosi Dvr e su attestati di formazione e informazione per rendere la pratica "conforme" alla normativa e non verbalizzare violazioni accertate. Complessivamente, secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe tratto profitti per circa 600mila euro.
Nel corso delle indagini venivano effettuati riscontri su cantieri edili presenti nei comuni di Santa Maria Capua Vetere e viciniori al fine di verificare l'effettiva esistenza presso quelle imprese della falsa documentazione di cui sopra. In totale, a seguito di tali controlli, venivano sequestrati sette cantieri edili.
E' emersa anche l'esistenza di un rilevante fenomeno di assenteismo posto in essere quotidianamente dalla gran parte dei dipendenti del Dipartimento di Prevenzione dell'Asl sammaritana, attraverso la fraudolenta vidimazione collettiva dei cartellini, affidati a pochi soggetti. Lo scorso 29 aprile, infatti, i carabinieri arrestarono in flagranza 4 dipendenti e denunciarono in stato di libertà di altri 9 per truffa aggravata ai danni dello Stato.
Alcuni destinatari delle misure, nel recente passato, hanno svolto ispezioni anche presso l'azienda farmaceutica "Dsm" di Capua dove lo scorso 11 settembre tre operai hanno perso la vita in un incidente sul lavoro. Alcuni tentantivi di corruzione sono stati intercettati in alcune telefonate, tra cui una con dirigenti della "Dsm".
ASL: AVVIATA PROCEDURA INTERNA.
In una nota, l’Asl Caserta fa sapere che, - a seguito dei provvedimenti restrittivi della Procura di Santa Maria Capua Vetere a carico di tre dipendenti e tre consulenti appartenenti al Personale di Vigilanza ed Ispezione del Dipartimento di Prevenzione di Santa Maria Capua Vetere Asl Caserta, - già all’atto di richiesta di certificazioni da parte dell’Autorità Giudiziaria finalizzate alle indagini conseguenti al drammatico incidente avvenuto presso l’Azienda Dsm di Capua, il commissario straordinario, professor Ferdinando Romano, ha immediatamente attivato approfondita verifica interna al fine di fare chiarezza sull’intera vicenda. In quanto agli arresti, l’Asl comunica che “verranno adottati tutti i provvedimenti consequenziali previsti in questi casi nei confronti dei dipendenti interessati raggiunti dall’azione della magistratura”. Inoltre, il commissario straordinario, in ossequio al proprio mandato, “sta predisponendo tutte le procedure per l’unificazione dei due Dipartimenti di Prevenzione facenti capo alle precedenti Asl Ce1 e Asl Ce2 accorpate in un’unica Azienda Sanitaria”.
Tratto dal sito Pupia Tv 
Notizie come queste fanno cadere le braccia!!
Commenti? Mi rifiuto!

lunedì 26 luglio 2010

Ddl intercettazioni e censura dei blog. E la libertà di espressione? Emigreremo in Islanda?

Il Ddl 1611 sulle intercettazioni nato, per dichiarazione degli stessi firmatari, per tutelare la privacy, sta dimostrando,di fatto, la sua vera natura di limitazione alla libertà di stampa. Ma v'è di più: una volta approvata questa legge, si renderanno meno efficaci alcuni tra i più formidabili strumenti utilizzati dai magistrati nella lotta al crimine. Fortunatamente la Presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, ha  apportato delle modifiche che renderanno meno rigida la censura: "Le intercettazioni possono essere pubblicate se hanno rilevanza sociale". Permane,però, l'eliminazione della cosiddetta "Norma Falcone" con conseguenti problemi nell'intercettazione delle associazioni a delinquere non mafiose. Nonostante la correzione della Bongiorno resta nel provvedimento in corso di approvazione una norma  che viene dibattuta in rete con grande passione e grande impegno e riguarda direttamente internet e i blog .
Tale norma riguarda infatti proprio il mondo del web anche se non è comprensibile e ben chiaro il  suo nesso con le intercettazioni telefoniche. Sarà, a legge approvata, fatto obbligo a qualsiasi blog e quindi a qualsiasi blogger di rettificare, nello spazio di 48 ore ,una notizia o un articolo che possa contenere una informazione non corretta. In sostanza, se la norma venisse approvata, tutti i blogger dovrebbero stare all'erta per pubblicare una eventuale rettifica che venga loro richiesta,pena una multa di 12.500 euro.  E'  di tutta evidenza che questo porterà molti siti a una scelta drastica: o  chiudere o  smettere prudentemente  di occuparsi di argomenti su cui i potenti, e i loro agguerriti avvocati, sono particolarmente sensibili.
Attenzione! Si badi bene: non si tratta di  perseguire il reato di diffamazione già ovviamente previsto e punito dalla legge. La nuova norma riguarderà, ad esempio, anche una notizia non riportata in modo perfettamente corretto perché si è sbagliato, nella trascrizione, un nome o una data o una citazione:  queste cose sono  ovviamente sempre possibili in siti gestiti da non professionisti!
Mentre in Italia si va verso la censura del web, altri Paesi, per loro fortuna, vanno in tutt'altra direzione. E' notizia di poco fa che l'Islanda ha approvato all'unanimità una legge che potremmo definire "senza bavaglio".
Nessuno potrà in alcun modo impedire la divulgazione di documenti, la visione di siti e tutto il materiale che sarà immesso nei server islandesi.
Ma c'è di più (riporto da Repubblica): Se uno Stato o un privato si ritenesse diffamato e ricorresse davanti ad una corte straniera, la società islandese proprietaria del computer (il server) che ha immesso in Rete carte segrete, non solo non potrà essere intimidita con la minaccia di quei processi dai costi esorbitanti che stanno costringendo all'autocensura molto giornalismo occidentale, ma sarà autorizzata a rispondere con una contro-citazione davanti ad una corte dell'isola, dichiarandosi vittima di una minaccia alla libertà d'espressione.
Con questa norma l'Islanda potrebbe diventare il bunker del giornalismo investigativo. Si potrebbe sempre acquistare un dominio in quel Paese e postare notizie che potrebbero essere censurate altrove. Già adesso chi volesse divulgare intercettazioni dal contenuto significativo non dovrebbe fare altro che mandare le fotocopie del documento originale ad un sito specializzato nella divulgazione di segreti.
Wikileaks.org è un'organizzazione, con base ufficiale in Islanda,che verificherebbe l'autenticità del contenuto attraverso i suoi collaboratori in Italia quindi lo metterebbe in rete. Attraverso questo sito sono stati nelle ultime ore divulgati documenti riservati del Pentagono che illustrano la disastrosa situazione militare in Afghanistan e il doppio gioco del Pakistan. La Casa Bianca ha immediatamente protestato contro la diffusione di segreti militari. Da manuale la risposta del responsabile di Wikileaks: "Ci accusano? Allora buon giornalismo?"
Nei Paesi totalitari hanno da sempre tentato di mettere un freno alla libertà di stampa. Questo ha funzionato e funziona solo in quei paesi in cui queste norme sono accompagnate da una situazione istituzionale non democratica (Cuba, Iran, Birmania, Corea del Nord, ecc.). Quando si tenta di fare queste operazioni in Paesi in cui esistono comunque la libertà di associazione e non si rischia di finire in galera per le proprie idee si riesce solo per fare una figura meschina, addirittura controproducente.
Le intercettazioni della D'Addario sarebbero finite nei server di qualche altro Paese,così come quelle di Verdini, della P3 e del comitato d'affari della Protezione Civile. Chi avesse voluto ascoltarle lo avrebbe fatto comunque collegandosi su un sito estero.
Il problema semmai è quello della presenza di una doppia opinione pubblica: gli informatissimi che accedono alle notizie attraverso internet e i "meno informati" che continuano a conoscere solo quello che passa in televisione. Questi ultimi sono brillantemente rappresentati dalle straordinarie e ormai celeberrime Ragazze Coatte di Ostia. Forse il vero obbiettivo è proprio quello di mantenere una parte dell'opinione pubblica uniformata a tale eccelso valore intellettuale.
Aggiornamento: Le notizie riservate sulla guerra in Afghanistan sono state immediatamente riprese dal New York Times, dal Guardian e dal tedesco Der Spiegel nelle loro edizioni online. Non si sono limitati a linkare i documenti presenti su Wikileaks ma li hanno ripubblicati e integrati. Non si sono certo preoccupati delle conseguenze, hanno fatto solo il loro lavoro di giornalisti. Per noi italiani alle prese con questo dibattito di retroguardia non rimane che l'invidia e la mortificazione.

giovedì 27 maggio 2010

Intercettazioni e pedofilia : la sottile linea rossa.

DDL intercettazioni: oltre 1 anno fa ( febbraio 2009) il pm G. Cascini, scrivendo al quotidiano La Repubblica, applicava ad un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni per valutare il peso delle effettive conseguenze.Non è aberrante?
"CARO direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l' uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro. La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche: a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto; b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento. L' ACQUISIZIONE serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità; c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità; d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull' utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze; e) Intercettazione del telefono del sospetto; f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto; Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all' art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni: a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi. b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l' acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento. c) L' acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca. d) L' acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze. e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza. f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile. Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. «Dunque non possiamo fare nulla?», chiede il commissario. «Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine». «Bene», risponde il commissario, «allora convochiamo qui la madree le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori». «Niente da fare, commissario», spiega paziente il pubblico ministero, «i prossimi congiunti dell' indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento». Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all' auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni. Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un' auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 oree al tribunale va trasmesso l' intero fascicolo. L' autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo. I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l' intercettazione di persone diverse dall' indagato. Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l' autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto. L' utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole "comprare" il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l' uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell' indagine per l' omicidio del professore Massimo D' Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l' uomo. Niente da fare: l' uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza. Passano i giorni; siamo a due mesi dall' inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: «Dottore, ci siamo!» urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l' uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all' uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: «Chiamami domani e ti dirò dove venire». *L' autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell' associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci " GIUSEPPE CASCINI

lunedì 24 maggio 2010

Come sarebbe l'Italia se non ci fosse stato Berlusconi?

Chi di noi non si è mai posto questa domanda? E che risposta vi siete dati?
Si avverte tanta sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni, anche alla luce del dilagare di un clima di corruzione e clientelismo, ma non lo si scopre certo oggi, almeno c’è chi sa da tanto tempo e ha fatto finta di niente.
Il risultato di questa situazione è che, oltre alla sfiducia che aumenta, al menefreghismo e/o egoismo di tanti che si adeguano ad una situazione di crisi sociale e culturale oltre che economica e finanziaria, ci troviamo al governo, ai posti di comando delle istituzioni, personaggi di integrità etica-morale molto discutibile o meglio che non meritano di occupare quelle poltrone.
Il risultato è che poco meno di un italiano su tre, e in buona parte anche non informati bene, decidono il destino di un intero paese, lasciandolo nelle mani di una cricca di affaristi senza scrupoli.
Qualcuno ha pensato che non ci fosse alternativa migliore ai rappresentanti dell’attuale maggioranza parlamentare perché, come è uso comune dire, sono tutti della stessa pasta. E’ però un giudizio sommario troppo riduttivo che tende a generalizzare, favorendo il “giochetto” di chi colpevolmente e ingiustamente vuol fare di tutta l’erba un fascio. Infatti, non è giusto mettere sullo stesso piano Berlusconi, che è il peggiore di tutti dal punto di vista etico e morale, e altri politici che, pur presentando del marcio tra le proprie fila, possono essere un esempio di moralità e rispetto delle regole democratiche in confronto a un piduista, corruttore, evasore quale è Berlusconi. Il “giochetto” consiste nel far passare il seguente messaggio: “turatevi il naso e votate Berlusconi” oppure si vuole invitare all'astensionismo.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: qual è la differenza tra Berlusconi e gli avversari?
La differenza è che con Berlusconi non c’è limite al peggio; per esempio:
1. Berlusconi sta attentando ai principi fondanti dello stato di diritto e della costituzione facendo leggi a proprio uso e consumo;
2. Berlusconi è la più significativa ed evidente espressione di un modello culturale degradato e degradante che ha condannato il paese ad un inaccettabile declino culturale; questo modello sub-culturale diseducativo ci mostra che fare i furbi conviene, che conta più l’apparenza che l’essere, che il merito conta sempre di meno, che è inutile essere onesti e trasparenti tanto prima o poi arrivano scudo fiscale e condoni vari;
3. questo governo fa quasi esclusivamente leggi a favore dei più potenti, ricchi e corrotti, leggi per curare gli interessi aziendali di Berlusconi, per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi, senza preoccuparsi dei precari, dei disoccupati, delle famiglie più povere;
4. questo governo sta facendo politiche razziste e xenofobe avendo approvato norme definite razziali da Famiglia Cristiana.

Se non c’era Berlusconi molto probabilmente cambiava che:
non sarebbero stati fatti tagli indiscriminati alla scuola, alla ricerca, agli enti locali, all’università, alle forze dell’ordine, alle fondazioni liriche;
non sarebbero state approvate norme razziali che equiparano il clandestino al delinquente;
non ci sarebbe stato il riciclaggio di stato, meglio noto col nome di scudo fiscale;
non ci sarebbe stata la legge che apre le porte alla privatizzazione delle società che gestiscono la fornitura dell’acqua;
non ci sarebbe stato il ritorno al nucleare e altre norme a danno dell’ambiente, come il piano casa;
non ci sarebbero stati tentativi di imbavagliare l’informazione libera, anche attraverso la proposta di legge per bloccare le intercettazioni e i vari decreti liberticidi sull’uso del web;
non ci sarebbe stato il ddl sul lavoro per l’istituzione dell'arbitrato che riduce le tutele dei lavoratori sempre più sottoposti al ricatto dei datori di lavoro;
non sarebbero state approvate norme ad personam, per evitare che Berlusconi sia processato, come il cosiddetto legittimo impedimento e lodo Alfano;
non avremo avuto continue minacce nei confronti dei magistrati che svolgono il loro lavoro con zelo, e minacce all’autonomia e indipendenza della magistratura;
non ci sarebbe stato il tentativo golpista di cambiare leggi a proprio uso e consumo, calpestando i principi fondamentali della costituzione, come il decreto salva liste;
non sarebbero stati sospesi i programmi di approfondimento politico in campagna elettorale, operando una grave violazione del diritto dei cittadini ad essere informati ed anche del dovere del servizio pubblico radiotelevisivo di dare un’informazione plurale e corretta;
non ci sarebbero state leggi che favoriscono i colletti bianchi della casta come la riduzione del potere di indagine e del campo di intervento della Corte dei conti;
non ci sarebbe stato il rinvio della class action che come poi è stata approvata risulta innocua e non retroattiva;
non sarebbe stata svenduta Alitalia a loschi personaggi e messi a passivo delle casse dello stato i debiti di Alitalia;
non si sarebbe creata una lobby affaristica e criminale, come il sistema protezione civile, nell’assegnazione di appalti e gestione dei fondi pubblici per la realizzazione dei grandi eventi;
non sarebbero state fatte promesse false e /o non mantenute ai terremotati abruzzesi, dato che le precedenti emergenze terremoto in Umbria e Marche sono state gestite in modo molto più vantaggioso per i terremotati dal governo di centrosinistra;
non ci sarebbe stata la norma che consente tramite aste pubbliche alle organizzazioni criminali di ricomprare i beni confiscati alla mafia avvalendosi di banali prestanome;
non sarebbero stati sottratti ben 31 miliardi di euro al mezzogiorno negli ultimi due anni, prelevandoli dal Fondo aree sottoutilizzate (Fas);
non sarebbero stati congelati gli 800 milioni di euro per la diffusione della banda larga;
non sarebbero state abrogate norme di contrasto all'evasione fiscale varate dal governo precedente;
non sarebbero stati aboliti i tetti agli stipendi dei manager pubblici varati dal precedente governo;
non sarebbero state abrogate le norme più restrittive varate dal precedente governo sull'utilizzo dei voli di stato;
non sarebbero state rinviate alcune norme sulla sicurezza del lavoro presenti nel T.U.;
non sarebbe stata cancellata la legge n.188 del 17 ottobre 2007 fatta dal governo Prodi che contrastava la sottoscrizione delle “dimissioni in bianco”;
non si sarebbe creata la società Difesa S.p.A. ovvero una società per azioni alimentata con soldi pubblici che fa affari privati;
sarebbe stato sciolto il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, su indicazione del prefetto, ignorata dal governo Berlusconi;
non sarebbero stati regalati 5 miliardi di dollari ad un dittatore come Gheddafi, malvisto dalla maggior parte dei governanti dell’occidente;
non sarebbe stato autorizzato lo sversamento di rifiuti tal quale in discariche a cielo aperto come quella in località Ferrandelle in provincia di Caserta, e l’autorizzazione a bruciare rifiuti non trattati negli inceneritori, mettendo a rischio la salute dei cittadini;
non sarebbero state approvate norme per colpire la concorrenza televisiva della Rai e di Sky, in particolare quelle sulla gestione degli spazi pubblicitari contenute nel decreto Romani e il raddoppio dell’Iva agli abbonati Sky;
non sarebbero stati stanziati 470 milioni per il ponte sullo stretto di Messina, che appare sempre più un’opera inutile visto che mancano gli adeguati collegamenti stradali sulla terraferma. 
di Michele

mercoledì 19 maggio 2010

Mantovano e la sentenza di appello sul G8 di Genova.

La Corte di Appello di Genova, con una sentenza che certamente farà discutere ha ribaltato il verdetto di primo grado sulle responsabilità dei vertici della polizia e degli agenti che parteciparono all’irruzione nella scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001.
Afredo Mantovano, sottosegretario all'interno, rispondendo a chi gli chiedeva le dimissioni immediate delle persone condannate, ha così replicato : «Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno».Lo stesso sottosegretario ha sostenuto che la sentenza non conta nulla: "E' una sentenza che non dice l'ultima parola, in quanto afferma l'esatto contrario di quanto era stato stabilito in primo grado e quindi ora andrà al vaglio della Corte di Cassazione". Da notare che lo stesso Mantovano, quando uscì la sentenza di primo grado, disse che quella sentenza era la dimostrazione che c'era stata qualche violenza, sì, ma a livello di qualche singolo. Evidentemente per lui, come per parecchi altri del suo schieramento, contano solo le sentenze che gli appaiono più simpatiche.E dire che è un ex magistrato!!
In realtà, per chi ricorda quegli avvenimenti, appare molto più simile alla realtà questa sentenza di appello che non quella di primo grado. Certo, resta un punto oscuro: i vertici della Polizia agirono di propria iniziativa oppure ricevettero ordini dall'alto?
Fermo restando che la presunzione di innocenza vale anche anche per questi signori  fino a sentenza definitiva, mi preme ricordare che se la legge deve essere uguale per tutti ,lo deve essere, a maggior ragione, specie per coloro che sono chiamati a farla osservare ed amministrarla, per cui, secondo il parere dello scrivente, i crimini più odiosi sono proprio quelli commessi da appartenenti a forze dell'ordine e magistratura.
Considerazione a parte meriterebbe la questione circa l'opportunità di mantenere in servizio presso i propri posti questi signori che, nonostante questo " incidente" di percorso, hanno continuato a far carriera, raggiungendo posti di comando assai prestigiosi.
E' ovvio e scontato che non è, nè dovrebbe essere, un giudizio sull'operato della polizia in  sè in quanto istituzione , ma, eventualmente, su chi, deviando dal proprio ufficio e tradendo il giuramento di fedeltà alla patria, si sarebbe macchiato di uno dei crimini più insopportabili e cioè quello di diventare carnefice delle persone che avrebbe dovuto tutelare e difendere.
Un giudizio equanime lo si deve non solo alle vittime, ma alle migliaia di uomini e donne  delle forze di polizia che quotidianamente fanno " semplicemente" il proprio dovere che, spesso, consiste anche nel rischiare la propria vita per difendere i cittadini e la libertà di tutti.

domenica 9 maggio 2010

Ddl sulle intercettazioni. Appello alla mobilitazione.

Parte la mobilitazione contro il disegno di legge 1611 Alfano sulle intercettazioni con una lettera inviata ai membri della commissione Giustizia del Senato affinché non approvino un provvedimento che "scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale" e che imporrebbe "un pericoloso regime di opacità e segreto".

L'appello: "La libertà è partecipazione informata"Clicca per aderire.

In calce porta le firme di giuristi e blogger tra cui Stefano Rodotà e Guido Scorza. Luogo d'origine la pagina Facebook "Libertà è partecipazione". E nel logo, al volto del ministro della Giustizia è sovrapposto lo slogan "Angelino is watching you": Angelino ti sta guardando. E arriva la denuncia dei Procuratori antimafia: "il decreto rischia di compromettere le nostre indagini".

La protesta dei blogger. E' da un anno che blogger giornalisti e giuristi lottano contro il decreto Alfano"La nostra protesta è partita con la manifestazione di Piazza Navona del 14 luglio scorso", dice Arturo Di Corinto, ricercatore alla Sapienza di Roma, promotore dell'appello e membro di Diritto alla Rete, il collettivo di blogger che chiede diritti per la libera espressione sul web. "Non si tratta solo di criticare il depotenziamento di uno strumento investigativo che, a oggi, permette di scoprire il 90% dei crimini", continua Di Corinto. "La nostra mobilitazione incrocia il tema del pluralismo dell'informazione: con il decreto Alfano sarà instaurata nel nostro paese una pesante censura preventiva".
Un fronte democratico digitale.I promotori dell'appello mirano al coinvolgimento di "tutti quei raggruppamenti di persone che utilizzano Facebook per implementare la democrazia", continua Di Corinto. I destinatari sono "il Popolo Viola, il Popolo del Pomodoro, la Valigia Blu". Un fronte democratico digitale per "impedire che sia messo il bavaglio alla libera circolazione delle informazioni e delle idee". E l'intenzione è uscire dalla Rete. Proporre manifestazioni di piazza. Pacifiche, simboliche. Tra le idee: "C'è chi propone di andare scalzi all'ambasciata americana per chiedere aiuto a Barack Obama": un pellegrinaggio democratico.

Il decreto Alfano e le indagini sulla mafia. Il Ddl intercettazioni rischia di compromettere le indagini di mafia. E' la denuncia lanciata oggi dai 26 Procuratori Capo delle Direzioni Distrettuali Antimafia. E per Fiorella Pilato, membro del Csm, "colpisce, negli interventi dei Procuratori, la rilevazione che in molti casi i processi antimafia nascono da indagini sui reati di criminalità comune. Questo deve far riflettere anche il legislatore quando vuole intervenire in tema di intercettazioni differenziando quelle per le indagini di mafia e quelle per reati comuni".

Il testo dell'appello. Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte.
Una pesante censura cadrebbe sull'informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog.
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà. Fiorello Cortiana, Juan Carlos De Martin, Arturo Di Corinto, Carlo Formenti , Guido Scorza.

Facciamo sentire la nostra voce.
Interveniamo direttamente aderendo all'appello e scrivendo ai senatori membri della Commissione Giustizia.
L'appello di Libertà e Giustizia. "Il continuo peggioramento del ddl 1611 sulle intercettazioni in Commissione giustizia al Senato, dove si stanno approvando gli emendamenti al testo arrivato dalla Camera, rispecchia il terrore di una Casta colta con le mani nel sacco. Imporrà tra l'altro l'assoluto silenzio sugli sviluppi più importanti delle inchieste sulla corruzione, in uno dei Paesi più corrotti del mondo: il nostro.
Quel testo, così come è ora, non impedisce soltanto la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, vieta anche la pubblicazione in qualsiasi forma, anche di riassunto, di tutti gli atti d'indagine, anche se non sono più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza.
Se quel testo fosse già in vigore, per esempio, le rivelazioni giudiziarie che di giorno in giorno scoperchiano la consorteria di Balducci, Anemone e company, sarebbero rimaste un segreto custodito dal potere politico anche per questo reso sempre più assoluto.
L. e G. si rivolge a tutte le forze che in Parlamento, sia nell'opposizione che nella maggioranza, hanno ancora a cuore la libera informazione, affinché si adoperino per impedire questo scempio contro la democrazia: l'approvazione cioè dell'ennesima legge anticostituzionale violentemente limitativa della libertà di informare e di essere informati. In assoluto, forse, la peggiore di tutte quelle ad oggi varate".

Per non dimenticarli!

Punteggio sito web istituzionale Comune di Santa Maria Capua Vetere

Scorri sotto ( senza cliccare qui!) le valutazioni del sito sammaritano a cura della Presidenza del Consiglio.

Santa Maria Capua Vetere ( Caserta)