E’ così che immagino il ponte sullo stretto di Messina: un lungo ed avveniristico nastro d’asfalto che tra qualche ventennio ( forse) collegherà le frane che, egualmente distribuite tra Calabria e Sicilia e provocate dalla cattiva gestione del territorio, stanno distruggendo 2 tra le regioni che proprio dalle bellezze naturali del territorio avrebbero dovuto trarre parte consistente del proprio sostentamento economico. Relazioni di geologi, segnalazioni di ambientalisti,lo stesso Dipartimento della Protezione Civile hanno segnalato, specie al ricorrente verificarsi di eventi luttuosi,il rischio idrogeologico del territorio italiano. Ciononostante, l’azione dell’uomo e le continue modifiche del territorio hanno, da un lato, incrementato la possibilità di accadimento dei fenomeni e, dall’altro, aumentato la presenza di beni e di persone nelle zone dove tali eventi erano possibili e si sono poi manifestati, a volte con effetti catastrofici. L’abbandono dei terreni montani, l’abusivismo edilizio, il continuo disboscamento, l’uso di tecniche agricole poco rispettose dell’ambiente, l’apertura di cave di prestito, l’occupazione di zone di pertinenza fluviale, il prelievo abusivo di inerti dagli alvei fluviali, la mancata manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua hanno sicuramente aggravato il dissesto e messo ulteriormente in evidenza la fragilità del territorio italiano. Eppure c’è ancora chi ritiene la costruzione del ponte sullo stretto come un’ azione prioritaria, in difetto della quale ogni ipotesi di sviluppo della Sicilia e del meridione in genere è costretta a segnare il passo. Intendiamoci: non sono contrario al ponte per partito preso ed incondizionatamente, tutt’altro; ritengo, anzi, che, in condizioni di sicurezza, il ponte vada fatto, ma SOLO dopo che si saranno risolti gli altri temi ( risistemazione del territorio ed eliminazione del rischio idrogeologico, completamento ed ammordamento della rete stradale, autostradale e ferroviaria, costruzione delle infrastrutture logistiche mancanti), questi si prioritari e necessari affinché l’utilizzo dello stesso ponte consenta la massima resa in tema di sviluppo del territorio: è facile immaginare che, da solo, un ponte che sia difficilmente raggiungibile, così come lo è oggi , non asciugherà di una goccia il sudore che dovranno versare coloro che dal continente vorranno recarsi in Sicilia e viceversa.
giovedì 18 febbraio 2010
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