giovedì 5 luglio 2012

Mafia: Mons. Montenegro, arcivescovo di Agrigento, la combatte così!

Come si combatte la mafia? Passando dalle parole ( troppe) ai fatti ( pochi), anche vietando le esequie in chiesa di un boss mafioso.
E' quel che è accaduto a Siculiana ( Ag) dove il parroco della locale chiesa del Santissimo Crocifisso ha ricevuto l'ordine dalla curia di non celebrare il funerale di un boss mafioso locale: una preghiera e la benedizione della salma sarebbero bastati.
L’unico modo per imbavagliare la mafia è  fare sul serio, amare e cercare la verità e il bene, rifiutare la mediocrità, i compromessi e il conformismo. Se la mafia c’è, è anche colpa nostra” aveva detto monsignor Montenegro durante i festeggiamenti in onore di San Calogero, il santo patrono
 Il divieto della celebrazione delle esequie religiose per un boss mafioso crea di fatto un importante precedente, una sorta di spartiacque tra chi la mafia la combatte solo a parole e chi, come il Mons. Montenegro, alle parole fa seguire i fatti.
Le parole del coraggioso presule agrigentino sono lontane anni luce dall’atteggiamento tenuto negli anni ’60 dal cardinale di Palermo Ruffini.  “Che cos’è la mafia? Forse una marca di detersivi?” scherzava Ruffini con i giornalisti. 
Di fatto, spesso le cronache giudiziarie ci raccontano di un atteggiamento per nulla ostile tenuto da alcuni ministri del culto nei confronti di importanti boss mafiosi. Almeno fino ad ora o fino al 9 maggio del 1993 quando le parole del papa Giovanni Paolo II  “Mafiosi pentitevi, verrà il giorno del giudizio di Dio” echeggiarono nella  valle dei templi di Agrigento.


venerdì 15 giugno 2012

Confindustria, il pizzo e Berlusconi: viva la mafia!

Berlusconi pagò il pizzo alla mafia ed il fatto che Confindustria dovrebbe adottare provvedimenti contro la Fininvest ( ora Mediaset) non è diffamazione:  è stato stabilito dal gip del Tribunale di Roma Maurizio Caivano, che il 31 maggio ha accolto la richiesta di archiviazione di una querela presentata da Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, contro ilfattoquotidiano.it. In un articolo del noto sito il giornalista Lillo, nell'evidenziare la sbandierata linea della fermezza manifestata dall’associazione degli industriali nei confronti dei membri che subiscono le estorsioni in silenzio, si meravigliava della mancata adozione di punizioni nei confronti dell'azienda condotta da Confalonieri. Addirittura l'espulsione dalla Confindustria aveva preannunciato l’allora presidente Emma Marcegaglia. 
Emma Marcegaglia ha un problema”, scriveva Lillo. “Anzi due. Il padrone del gruppo più importante della sua associazione di categoria, Silvio Berlusconi, e il vicepresidente di Confindustria Fedele Confalonieri. La coppia ha pagato il pizzo per venti anni e soprattutto non racconta a chi l’ha versato e perché”. Dato che il fatto era scritto nero su bianco nelle motivazioni della sentenza d’appello contro Marcello Dell’Utri, che condannava il braccio destro di Berlusconi a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, “che cosa farà dunque Confindustria?”, si domandava il giornalista. La risposta ora è chiara : nulla!

martedì 1 febbraio 2011

Il nemico n° 1 dell'Italia: Berlusconi Silvio.

Si potrà tornare a parlare di situazione di normalità nella vita istituzionale solo quando la presenza di Berlusconi e dei suoi fans sarà diventata irrilevante nella politica. Sono stati superati tutti i limiti immaginabili dell’indecenza in una situazione che richiede rispetto e decoro per le regole democratiche e per i principi e istituzioni baluardi dello stato di diritto.
Per il bene dell’Italia Berlusconi se deve andare al più presto, perché: è il peggior capo di governo di 150 anni della storia unitaria nazionale, è entrato in politica unicamente per tutelare gli interessi aziendali di famiglia e risolvere i propri problemi giudiziari.
Di nuovo Berlusconi non ha portato niente, il suo disegno politico è stato seguire la strada del suo maestro Licio Gelli, capo della P2 di cui Berlusconi era tesserato con numero di tessera 1816 e, facendo sue tante idee del piano di Rinascita Democratica, sta attentando ai principi fondanti della Costituzione come: l’autonomia e indipendenza della magistratura, la libertà di manifestazione del pensiero e di stampa, l’uguaglianza di tutti cittadini di fronte alla legge.
Berlusconi ha così trovato il favore: di Cosa Nostra, di quello che rimane della vecchia P2, dello Ior e Vaticano; ha raccolto l’eredità politica lasciata dal latitante Craxi e il sostegno degli anticomunisti, degli estremisti di destra, dei veri liberali che pensavano Berlusconi fosse un liberale.
Con Berlusconi non c’è limite al peggio perchè:
-sta attentando ai principi fondanti dello stato di diritto e della costituzione facendo leggi a proprio uso e consumo;
-è la più significativa ed evidente espressione di un modello culturale degradato e degradante che ha condannato il paese ad un inaccettabile declino culturale: questo modello sub-culturale diseducativo ci mostra che fare i furbi conviene, che conta più l’apparenza che l’essere, che il merito conta sempre di meno, che è inutile essere onesti e trasparenti tanto prima o poi arrivano scudo fiscale e condoni vari;
questo Governo fa quasi esclusivamente leggi a favore dei più potenti, ricchi e corrotti, leggi per curare gli interessi aziendali di Berlusconi, per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi, senza preoccuparsi dei lavoratori precari, dei disoccupati, delle famiglie più povere;
-si sta attuando una sorta di repressione fascista per mettere a tacere qualsiasi voce critica verso l'operato di questo Governo che, incurante del grave disagio sociale riportato da tali voci, alimenta le tensioni e il conflitto sociale;
-questo Governo sta facendo politiche razziste e xenofobe avendo approvato norme definite razziali da Famiglia Cristiana.
La strategia di comunicazione è un aspetto fondamentale per un pubblicista come Silvio Berlusconi, soprattutto nel tentativo di revisionare la storia recente, per mettere oblio sulla sua carriera costernata da tante ombre e macchie come:
l’amnistia per falsa testimonianza sull’iscrizione alla P2; i tanti procedimenti penali a suo carico che lo hanno portato a collezionare 3 prescrizioni e 2 amnistie; le tante leggi ad personam per tutelare i propri interessi aziendali di famiglia; i tanti interventi legislativi per impedire alla giustizia di fare il suo legittimo corso.
Non mancano anche in questa legislatura interventi legislativi a favore delle sue aziende, come: le norme contenute nel decreto Romani sugli spazi pubblicitari televisivi che avvantaggiano Mediaset a discapito di Sky; l’innalzamento al 20% del tetto per l’acquisto di azioni proprie da parte delle società quotate in borsa, subito messa in atto dal cda di Mediaset; l’aumento dal 10 al 20% dell'aliquota IVA sulla pay tv "Sky Italia", il principale competitore privato del gruppo Mediaset; lo spostamento di pubblicità da Rai a Mediaset da parte delle aziende e delle istituzioni controllate dal governo: ministeri, Poste, Eni, Enel, ecc.
La strategia comunicativa di Berlusconi è studiata ad arte per passare da carnefice della democrazia a vittima di presunti complotti, a vittima di calunnie, anche se non hai mai fornito prove convincenti per smentire le accuse rivoltegli, a vittima di un sistema che per lui funziona male e che quindi è necessario cambiare, ma a proprio piacimento. Essa è volta quindi a convincere le persone ignare che c’è necessità di attuare riforme, che in realtà non sono riforme nell’interesse collettivo e di un miglior funzionamento delle istituzioni, ma sono nell’interesse suo personale; infatti, dietro il termine riforme si cela un disegno golpista, eversivo che ha come obiettivi:
-sottomettere la magistratura al potere esecutivo per impedire ai magistrati zelanti di continuare a occuparsi di lui e dei signori della Casta del malaffare, attraverso un disegno piduista che attenta all’autonomia e indipendenza della magistratura;
-impedire ai cittadini di conoscere atti di indagine, come quelle sulla cricca degli amici della Protezione Civile, di conoscere verità scomode a Berlusconi e ai suoi sodali;
-aggirare o rimuovere qualsiasi regola, organo di controllo e/o istituzione democratica che sia di ostacolo al raggiungimento dei suoi interessi personali, quindi occorre imbavagliare la stampa, i liberi giornalisti, ridurre il parlamento a organo di ratifica del potere esecutivo.
Berlusconi non è vittima di alcun complotto, non esistono “toghe rosse” che perseguitano Berlusconi perché se Berlusconi avesse trovato davvero le “toghe rosse” a Milano, la prescrizione per concessione delle attenuanti generiche (lodo Mondadori) e le assoluzioni per insufficienza di prove (caso Medusa, processo Sme) potevano essere condanne definitive per il signor Berlusconi.
Inoltre, è accertato, dalla sentenza definitiva della Cassazione, che Mills è stato corrotto per testimoniare il falso nell'ambito di due processi in cui era imputato Silvio Berlusconi (il processo per corruzione alla Guardia di Finanza e il processo dei fondi neri di All Iberian) allo scopo di “tenere fuori da un mare di guai” Silvio Berlusconi.
E’ accertato che il giudice Metta è stato corrotto dai legali di Berlusconi per strappare la Mondadori a De Benedetti.
E’ accertato, dal processo All Iberian 1, il finanziamento illecito di 22 miliardi di lire al PSI, denaro partito da fondi occulti della Fininvest per finire nei conti svizzeri del PSI di Craxi.
E’ accertato che alcuni finanzieri sono stati corrotti per far chiudere loro tutti e due gli occhi sulle irregolarità riscontrate nelle verifiche fiscali presso le aziende di famiglia Berlusconi; Massimo Maria Berruti e Salvatore Sciascia, che lavoravano per il gruppo Fininvest e prima ancora erano ufficiali della Guardia di Finanza, sono stati condannati in via definitiva in tale processo relativo alle tangenti alla Guardia di Finanza e poi hanno fatto carriera politica entrando in parlamento col partito di Berlusconi.
Appare evidente che non c'è un uso politico della giustizia ma c'è chi fa politica per impedire alla giustizia di compiere il suo corso legittimo e doveroso, denigrando e minacciando la magistratura attraverso un disegno eversivo per attentare all'autonomia e indipendenza della magistratura. 
di Michele

giovedì 23 settembre 2010

Berlusconi, Cosentino e la lotta alla mafia


Non passa giorno che qualche sempliciotto ed addomesticato deputato o senatore del Pdl dichiari in qualche trasmissione televisiva od in qualche intervista che l'attuale esecutivo guidato da Berlusconi ha lo storico merito di aver contrastato la criminalità organizzata in maniera più efficace di qualunque governo passato e di aver arrestato ( neanche fatto arrestare!) numerosissimi latitanti.
A parte la facile e demagogica battuta che, leggendo i giornali e vedendo le tv di questi giorni, sarebbe facile ribattere che la criminalità comune è aumentata in maniera esponenziale, specie quella che vede protagonisti in negativo proprio i politici del Pdl, non mi è chiaro, anzi non comprendo affatto, perché dovrebbe essere ascritto all'attuale governo il merito del quale si vantano.
Mi spiego meglio, specie per chi non volesse intendere: quale provvedimento o quale azione di governo, in concreto, ha reso efficace l'azione di contrasto nei confronti della criminalità organizzata?
Non sono forse le forze di polizia, coordinate e dirette dalla magistratura, ad operare in concreto, ad esempio, la cattura di pericolosi latitanti? In che modo inciderebbe Berlusconi ed i suoi sodali?
Dunque, se adesso gli investigatori decidessero di lavorare meno o non lavorare proprio la colpa sarebbe di Berlusconi?
Qualcuno, molto spiritoso ed attento, notava ironicamente che le peggiori sventure capitate al nostro paese sono avvenute quando proprio Berlusconi era alla guida del paese! E che, è colpa sua ? No certamente a rigor di logica, ma si certamente se si applicasse al contrario proprio il suo ragionamento, così tanto sbandierato dai suoi onorevoli burattini che non si rendono conto di quanta ilarità suscitano e di quanto si coprano di ridicolo!
Ciò che mi amareggia e mi fa arrabbiare è che molti degli Italiani, anche di quelli che non votano Berlusconi, credono che effettivamente ciò di cui si parla sia un suo merito.
Poveri noi! Questi indegni figuri da un lato si vantano di combattere la legalità e nello stesso giorno garantiscono l'immunità ad un camorrista nella stessa aula dove siedono noti mafiosi che, a loro volta, non disdegnano di dichiarare pubblicamente di venerare un capo mafioso defunto.

lunedì 12 luglio 2010

Napoli, Chiesa e camorra: la chiesa con la "c" minuscola.

Quando per le istituzioni le situazioni sociali diventano intollerabili e non si riesce più ad amministrarle, spesso si rivolge la propria speranza alla Chiesa. La Chiesa, grazie sopratutto al suo radicamento sul territorio e al suo intimo rapporto con la gente, spesso riesce a sopperire alle mancanze dello Stato. Ma anche quando si parla di «Chiesa» occorre distinguere tra i messaggi ufficiali che dalla tranquillità dei palazzi vengono emanati delle gerarchie ecclesiastiche; e i sacerdoti che vivono insieme alla gente comune condividendo con loro la miseria di un territorio.
E’ il caso del parroco della chiesa di S. Maria della Provvidenza nel rione Don Guanella a Scampia, Napoli, un prete tutto pelle e ossa che sfodera un energia incredibile quando si tratta di proteggere i ragazzi e di contrastare non solo la mentalità mafiosa ma anche i camorristi stessi.
Si chiama Don Aniello Manganiello e dal 1994 ha fatto delle strade di Scampia e Secondigliano la sua casa. E si, perché lui non si limita ad officiare messa all’interno delle mura della sua chiesa, lui è per strada a portare speranza a chiunque ha la fortuna di incontrarlo. O almeno questo è quello che ha fatto senza risparmiarsi fino ad oggi, oggi che i vertici ecclesiastici hanno deciso che è meglio trasferire questo indomito prete lontano, da un’altra parte.
Normale avvicendamento dicono, decisione politica poiché ha fatto più lui con pochi e poveri mezzi piuttosto che tutte le amministrazioni cittadine messe insieme, si legge.
E la gente di Scampia? Chi ci pensa a loro? Chi glie lo spiega che le istituzioni, dopo averli abbandonati, ora allontana una delle poche speranze del quartiere perché gli causa imbarazzo e mette in luce le sue manchevolezze?
Ma partiamo dal principio.
Don Aniello Manganiello è un prete dell’ordine Guanelliano. Lo stesso anno in cui Don Peppe Diana viene barbaramente ucciso a Casal di Principe per il suo impegno nel salvare i giovani dalla camorra, lui accetta di diventare parroco di Scampia e Secondigliano, quartieri che non hanno bisogno di presentazioni per sapere che si tratta dell’inferno, territori malati tenuti in ostaggio dalla camorra. Da che è arrivato in questi luoghi Don Aniello non si è dato un attimo di sosta, non è mai stato con le mani in mano, non sarebbe stato possibile qui. Si è prodigato in mille modi per dare una reale e concreta alternativa ai giovani, l’hanno minacciato, boicottato, ma lui non si è mai fermato. Agli scissionisti e agli uomini del clan Di Lauro, che fino al suo arrivo non avevano avuto rivali nel predominio del territorio, don Aniello ha imposto caparbiamente la sua presenza. O gli sparavano un colpo in pieno volto, rischiando però di far scoppiare una sommossa da parte dei cittadini di cui ha saputo conquistare l’amore e il rispetto, o lo sopportavano cercando altre strade per liberarsi di lui. Non ci si aspettava che fossero proprio gli alti prelati a correre in soccorso dei camorristi levandogli questa spina dal fianco.
Don Aniello nel frattempo continua a tuonare dal pulpito facendo nomi e cognomi, durante l’omelia parla di pizzo e droga, rifiuta di dare la comunione ai camorristi. Ha organizzato una squadra di calcetto composta da scugnizzi che personalmente va a prendere per le strade del quartiere, ha messo in piedi un semiconvitto diurno per togliere i ragazzi dalla strada, aperto a chiunque ne abbia bisogno. Lui è quello che si dice “un uomo con le palle”, ha fatto (e lui vorrebbe tanto continuare a fare) quello che quasi tutti noi non avremo mai il coraggio di fare.
E allora perché? Perché?
La speranza che don Aniello ha dato ai ragazzi di Scampia non può essere a termine, non si può interrompere questo percorso che tanti risultati ha dato.
Non c’è burocrazia che tenga, se Don Aniello verrà trasferito a vincere sarà stata la camorra e a perdere, prima ancora della gente di Scampia e Secondigliano, sarà stata la chiesa, quella con la “c” minuscola. Avrà perso la fiducia ma avrà anche definitivamente smarrito l’intimo significato della dedizione verso il prossimo che invece Don Aniello così degnamente incarna.
di Susanna Ambivero

mercoledì 23 giugno 2010

Liberarete, maratona il 1 Luglio per la libertà di stampa.


Giovedì 1 luglio – in occasione della manifestazione nazionale promossa dalla FNSI per la libertà di informazione – la rete delle micro web tv, dei portali iperlocali, delle web tv e web radio d’università, dei blog e videoblog, delle piattaforme online create dal basso rilancia online una maratona “a rete unificata”. L’evento prende il nome di Libera rete e verrà trasmesso dalle ore 17 alle ore 24 di giovedì 1 luglio. La lunga diretta – ideata e supportata dalla federazione delle micro web tv FEMI, Altratv.tv, Valigia Blu, Federazione Nazionale Stampa Italiana, Ipazia Promos e Current – intende presentare per la prima volta “a rete unificata” il ruolo di denuncia delle micro web tv italiane nel panorama dell’informazione del Paese: saranno trasmesse le inchieste più significative per mostrare quanto sia condizione necessaria per la democrazia e la legalità la libertà di fare stampa e di essere informati. Al progetto aderiscono anche Repubblica.it, U-Station, Raduni, Agoravox, Articolo 21, Premio Ilaria Alpi.
Aderiamo anche noi! Non c'è democrazia senza libertà!
P.S. Per ulteriori informazioni e documentazioni sull'argomento cfr. il post riguardante l'appello alla mobilitazione contro il ddl sulle intercettazioni.

lunedì 24 maggio 2010

Come sarebbe l'Italia se non ci fosse stato Berlusconi?

Chi di noi non si è mai posto questa domanda? E che risposta vi siete dati?
Si avverte tanta sfiducia nei confronti della politica, delle istituzioni, anche alla luce del dilagare di un clima di corruzione e clientelismo, ma non lo si scopre certo oggi, almeno c’è chi sa da tanto tempo e ha fatto finta di niente.
Il risultato di questa situazione è che, oltre alla sfiducia che aumenta, al menefreghismo e/o egoismo di tanti che si adeguano ad una situazione di crisi sociale e culturale oltre che economica e finanziaria, ci troviamo al governo, ai posti di comando delle istituzioni, personaggi di integrità etica-morale molto discutibile o meglio che non meritano di occupare quelle poltrone.
Il risultato è che poco meno di un italiano su tre, e in buona parte anche non informati bene, decidono il destino di un intero paese, lasciandolo nelle mani di una cricca di affaristi senza scrupoli.
Qualcuno ha pensato che non ci fosse alternativa migliore ai rappresentanti dell’attuale maggioranza parlamentare perché, come è uso comune dire, sono tutti della stessa pasta. E’ però un giudizio sommario troppo riduttivo che tende a generalizzare, favorendo il “giochetto” di chi colpevolmente e ingiustamente vuol fare di tutta l’erba un fascio. Infatti, non è giusto mettere sullo stesso piano Berlusconi, che è il peggiore di tutti dal punto di vista etico e morale, e altri politici che, pur presentando del marcio tra le proprie fila, possono essere un esempio di moralità e rispetto delle regole democratiche in confronto a un piduista, corruttore, evasore quale è Berlusconi. Il “giochetto” consiste nel far passare il seguente messaggio: “turatevi il naso e votate Berlusconi” oppure si vuole invitare all'astensionismo.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: qual è la differenza tra Berlusconi e gli avversari?
La differenza è che con Berlusconi non c’è limite al peggio; per esempio:
1. Berlusconi sta attentando ai principi fondanti dello stato di diritto e della costituzione facendo leggi a proprio uso e consumo;
2. Berlusconi è la più significativa ed evidente espressione di un modello culturale degradato e degradante che ha condannato il paese ad un inaccettabile declino culturale; questo modello sub-culturale diseducativo ci mostra che fare i furbi conviene, che conta più l’apparenza che l’essere, che il merito conta sempre di meno, che è inutile essere onesti e trasparenti tanto prima o poi arrivano scudo fiscale e condoni vari;
3. questo governo fa quasi esclusivamente leggi a favore dei più potenti, ricchi e corrotti, leggi per curare gli interessi aziendali di Berlusconi, per risolvere i problemi giudiziari di Berlusconi, senza preoccuparsi dei precari, dei disoccupati, delle famiglie più povere;
4. questo governo sta facendo politiche razziste e xenofobe avendo approvato norme definite razziali da Famiglia Cristiana.

Se non c’era Berlusconi molto probabilmente cambiava che:
non sarebbero stati fatti tagli indiscriminati alla scuola, alla ricerca, agli enti locali, all’università, alle forze dell’ordine, alle fondazioni liriche;
non sarebbero state approvate norme razziali che equiparano il clandestino al delinquente;
non ci sarebbe stato il riciclaggio di stato, meglio noto col nome di scudo fiscale;
non ci sarebbe stata la legge che apre le porte alla privatizzazione delle società che gestiscono la fornitura dell’acqua;
non ci sarebbe stato il ritorno al nucleare e altre norme a danno dell’ambiente, come il piano casa;
non ci sarebbero stati tentativi di imbavagliare l’informazione libera, anche attraverso la proposta di legge per bloccare le intercettazioni e i vari decreti liberticidi sull’uso del web;
non ci sarebbe stato il ddl sul lavoro per l’istituzione dell'arbitrato che riduce le tutele dei lavoratori sempre più sottoposti al ricatto dei datori di lavoro;
non sarebbero state approvate norme ad personam, per evitare che Berlusconi sia processato, come il cosiddetto legittimo impedimento e lodo Alfano;
non avremo avuto continue minacce nei confronti dei magistrati che svolgono il loro lavoro con zelo, e minacce all’autonomia e indipendenza della magistratura;
non ci sarebbe stato il tentativo golpista di cambiare leggi a proprio uso e consumo, calpestando i principi fondamentali della costituzione, come il decreto salva liste;
non sarebbero stati sospesi i programmi di approfondimento politico in campagna elettorale, operando una grave violazione del diritto dei cittadini ad essere informati ed anche del dovere del servizio pubblico radiotelevisivo di dare un’informazione plurale e corretta;
non ci sarebbero state leggi che favoriscono i colletti bianchi della casta come la riduzione del potere di indagine e del campo di intervento della Corte dei conti;
non ci sarebbe stato il rinvio della class action che come poi è stata approvata risulta innocua e non retroattiva;
non sarebbe stata svenduta Alitalia a loschi personaggi e messi a passivo delle casse dello stato i debiti di Alitalia;
non si sarebbe creata una lobby affaristica e criminale, come il sistema protezione civile, nell’assegnazione di appalti e gestione dei fondi pubblici per la realizzazione dei grandi eventi;
non sarebbero state fatte promesse false e /o non mantenute ai terremotati abruzzesi, dato che le precedenti emergenze terremoto in Umbria e Marche sono state gestite in modo molto più vantaggioso per i terremotati dal governo di centrosinistra;
non ci sarebbe stata la norma che consente tramite aste pubbliche alle organizzazioni criminali di ricomprare i beni confiscati alla mafia avvalendosi di banali prestanome;
non sarebbero stati sottratti ben 31 miliardi di euro al mezzogiorno negli ultimi due anni, prelevandoli dal Fondo aree sottoutilizzate (Fas);
non sarebbero stati congelati gli 800 milioni di euro per la diffusione della banda larga;
non sarebbero state abrogate norme di contrasto all'evasione fiscale varate dal governo precedente;
non sarebbero stati aboliti i tetti agli stipendi dei manager pubblici varati dal precedente governo;
non sarebbero state abrogate le norme più restrittive varate dal precedente governo sull'utilizzo dei voli di stato;
non sarebbero state rinviate alcune norme sulla sicurezza del lavoro presenti nel T.U.;
non sarebbe stata cancellata la legge n.188 del 17 ottobre 2007 fatta dal governo Prodi che contrastava la sottoscrizione delle “dimissioni in bianco”;
non si sarebbe creata la società Difesa S.p.A. ovvero una società per azioni alimentata con soldi pubblici che fa affari privati;
sarebbe stato sciolto il comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, su indicazione del prefetto, ignorata dal governo Berlusconi;
non sarebbero stati regalati 5 miliardi di dollari ad un dittatore come Gheddafi, malvisto dalla maggior parte dei governanti dell’occidente;
non sarebbe stato autorizzato lo sversamento di rifiuti tal quale in discariche a cielo aperto come quella in località Ferrandelle in provincia di Caserta, e l’autorizzazione a bruciare rifiuti non trattati negli inceneritori, mettendo a rischio la salute dei cittadini;
non sarebbero state approvate norme per colpire la concorrenza televisiva della Rai e di Sky, in particolare quelle sulla gestione degli spazi pubblicitari contenute nel decreto Romani e il raddoppio dell’Iva agli abbonati Sky;
non sarebbero stati stanziati 470 milioni per il ponte sullo stretto di Messina, che appare sempre più un’opera inutile visto che mancano gli adeguati collegamenti stradali sulla terraferma. 
di Michele

martedì 11 maggio 2010

Saviano Roberto e Fede Emilio : il giornalista ed il ruffiano.

Emilio Fede, noto giocatore d'azzardo e direttore di un Telegiornale su di una rete televisiva " abusiva" di proprietà del suo padrone Presidente del Consiglio Domenica 9 maggio, nel commentare il rifiuto del Ministro Bondi di recarsi a Cannes, causa film della Guzzanti che "offende" il Paese, in quanto scoperchia il marcio della ricostruzione abruzzese , ha approfittato dell'occasione per attaccare indegnamente lo scrittore R. Saviano, vero obiettivo dell'invettiva. Probabilmente perchè anche lui la sputtana l'Italia, forse perchè anche lui che ha subito un attacco simile a quello di Sabina, ma da parte del Premier, veicola all'estero l'immagine di un paese divorato dalla corruzione e governato dalla criminalità organizzata. La Mafia famosa grazie a Gomorra, ricordate? Bene. Ecco le parole di Fede: "Ci sono state polemiche anche su Roberto Saviano ... sempre lui ... ma non è lui che ha scoperto la lotta alla Camorra, non è lui il solo che l'ha denunciata, ci sono registi e giornalisti come lui ... e che sono morti ... lui invece è ancora protetto, superprotetto ... però non se ne può più ...di sentire che lui è l'eroe ... qualcuno gli ha pure offerto la cittadinanza onoraria ... di che cosa? non si capisce, ha scritto libri sulla Camorra, e l'ha fatto tanta altra gente, senza andare sulle prime pagine, senza fare tanto clamore ... senza rompere ... ehm senza disturbare la riflessione della gente ... un Paese come il nostro è Contro la Mafia,non c'è bisogno che ci sia Roberto Saviano."
32 anni fa moriva Peppino Impastato, era il 9 maggio 1978. Ecco, il discorso di Emilio Fede di domenica è  stato perfetto, ci ha ricordato meglio di 1000 celebrazioni quanto sia semplice isolare alcune persone, bastano le parole, bastano le allusioni, basta l'insinuazione. Roberto Saviano ha rotto la minchia, il messaggio è stato nitido, e ha raggiunto milioni di famiglie, forte e chiaro. Chi sottovaluta la pericolosità di giornalisti come Emilio Fede ha capito poco e nulla di questo Paese. E guardate, da lì in poi è un attimo: la morte è proprio lì vicina, che manco te ne accorgi; non vorremmo, tra qualche tempo, ritrovarci a piangere ancora qualcuno che si è battuto, egli si!, per la nostra libertà.
Oggi, invece, Gianfranco Fini, durante un colloquio durato circa 45 minuti,  ha ribadito “grande stima e considerazione” all’autore di ‘Gomorra’ Roberto Saviano, al quale ha anche assicurato “la vicinanza delle Istituzioni” a lui come a tutti coloro che si battono contro la criminalità organizzata. E' pur vero che l'incontro in questione fosse stato fissato da tempo, ma il diverso trattamento riservato a chi, minacciato dalla mafia, è costretto a vivere sotto scorta e non è un vero eroe perché , secondo Fede, non è stato ammazzato dalla mafia la dice lunga sulla differenza della reale volontà di combattere la mafia che hanno   il premier ( che ebbe a dire che la mafia è un male inevitabile)  ed il suo ottuso scudiero ed invece il Presidente della Camera. .
Il ricordo va anche al 16 aprile, quando Silvio Berlusconi ha accusato lo scrittore di fornire “un supporto promozionale” alla camorra “che l’ha portata ad essere un fatto di giudizio molto negativo per il nostro Paese”. Parole cui Fini rispose un paio di settimane dopo: “E’ come dire che Camus era un untore perchè ha scritto ‘La peste’… Sarebbe meglio che il presidente del Consiglio non facesse certe dichiarazioni”. 
Ma che altre dichiarazioni poteva fare un uomo che si gloria dei risultati ottenuti da  quei magistrati che , rischiando la pelle quotidianamente e  vivendo un'esistenza da eterni segregati senza neanche la speranza di avere un indulto, sono oggetto dei suoi continui ed incessanti attacchi? Quali altri dichiarazioni ostili alla mafia poteva fare chi aveva per stalliere e factotum un noto mafioso procuratogli da un Senatore condannato per mafia?
C'è, infine, chi potrebbe risolvermi questa mia curiosità : perché il giornalista Fede, definito lecchino dai suoi stessi colleghi, dovrebbe godere anch'egli della scorta? Chi paga?
P. S. Girando il web,ho notato questo commento che non posso fare a meno di pubblicare :
Ammiro la lealtà degli italiani.
Anche quando Silvio gli pesta le palle,gridano osannanti:
" SILVIO non può sbagliare,la colpa è nostra che gli abbiamo messo le palle sotto i tacchi ".Che ridere!

domenica 9 maggio 2010

Ddl sulle intercettazioni. Appello alla mobilitazione.

Parte la mobilitazione contro il disegno di legge 1611 Alfano sulle intercettazioni con una lettera inviata ai membri della commissione Giustizia del Senato affinché non approvino un provvedimento che "scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale" e che imporrebbe "un pericoloso regime di opacità e segreto".

L'appello: "La libertà è partecipazione informata"Clicca per aderire.

In calce porta le firme di giuristi e blogger tra cui Stefano Rodotà e Guido Scorza. Luogo d'origine la pagina Facebook "Libertà è partecipazione". E nel logo, al volto del ministro della Giustizia è sovrapposto lo slogan "Angelino is watching you": Angelino ti sta guardando. E arriva la denuncia dei Procuratori antimafia: "il decreto rischia di compromettere le nostre indagini".

La protesta dei blogger. E' da un anno che blogger giornalisti e giuristi lottano contro il decreto Alfano"La nostra protesta è partita con la manifestazione di Piazza Navona del 14 luglio scorso", dice Arturo Di Corinto, ricercatore alla Sapienza di Roma, promotore dell'appello e membro di Diritto alla Rete, il collettivo di blogger che chiede diritti per la libera espressione sul web. "Non si tratta solo di criticare il depotenziamento di uno strumento investigativo che, a oggi, permette di scoprire il 90% dei crimini", continua Di Corinto. "La nostra mobilitazione incrocia il tema del pluralismo dell'informazione: con il decreto Alfano sarà instaurata nel nostro paese una pesante censura preventiva".
Un fronte democratico digitale.I promotori dell'appello mirano al coinvolgimento di "tutti quei raggruppamenti di persone che utilizzano Facebook per implementare la democrazia", continua Di Corinto. I destinatari sono "il Popolo Viola, il Popolo del Pomodoro, la Valigia Blu". Un fronte democratico digitale per "impedire che sia messo il bavaglio alla libera circolazione delle informazioni e delle idee". E l'intenzione è uscire dalla Rete. Proporre manifestazioni di piazza. Pacifiche, simboliche. Tra le idee: "C'è chi propone di andare scalzi all'ambasciata americana per chiedere aiuto a Barack Obama": un pellegrinaggio democratico.

Il decreto Alfano e le indagini sulla mafia. Il Ddl intercettazioni rischia di compromettere le indagini di mafia. E' la denuncia lanciata oggi dai 26 Procuratori Capo delle Direzioni Distrettuali Antimafia. E per Fiorella Pilato, membro del Csm, "colpisce, negli interventi dei Procuratori, la rilevazione che in molti casi i processi antimafia nascono da indagini sui reati di criminalità comune. Questo deve far riflettere anche il legislatore quando vuole intervenire in tema di intercettazioni differenziando quelle per le indagini di mafia e quelle per reati comuni".

Il testo dell'appello. Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte.
Una pesante censura cadrebbe sull'informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog.
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

Stefano Rodotà. Fiorello Cortiana, Juan Carlos De Martin, Arturo Di Corinto, Carlo Formenti , Guido Scorza.

Facciamo sentire la nostra voce.
Interveniamo direttamente aderendo all'appello e scrivendo ai senatori membri della Commissione Giustizia.
L'appello di Libertà e Giustizia. "Il continuo peggioramento del ddl 1611 sulle intercettazioni in Commissione giustizia al Senato, dove si stanno approvando gli emendamenti al testo arrivato dalla Camera, rispecchia il terrore di una Casta colta con le mani nel sacco. Imporrà tra l'altro l'assoluto silenzio sugli sviluppi più importanti delle inchieste sulla corruzione, in uno dei Paesi più corrotti del mondo: il nostro.
Quel testo, così come è ora, non impedisce soltanto la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, vieta anche la pubblicazione in qualsiasi forma, anche di riassunto, di tutti gli atti d'indagine, anche se non sono più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza.
Se quel testo fosse già in vigore, per esempio, le rivelazioni giudiziarie che di giorno in giorno scoperchiano la consorteria di Balducci, Anemone e company, sarebbero rimaste un segreto custodito dal potere politico anche per questo reso sempre più assoluto.
L. e G. si rivolge a tutte le forze che in Parlamento, sia nell'opposizione che nella maggioranza, hanno ancora a cuore la libera informazione, affinché si adoperino per impedire questo scempio contro la democrazia: l'approvazione cioè dell'ennesima legge anticostituzionale violentemente limitativa della libertà di informare e di essere informati. In assoluto, forse, la peggiore di tutte quelle ad oggi varate".

sabato 23 gennaio 2010

Inchiesta Mediatrade: berlusconi indagato.


Il pm di Milano Fabio De Pasquale ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini - atto che precede di solito la richiesta di processo - a Silvio Berlusconi, al figlio Piersilvio, a Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. Le accuse contestate, a vario titolo agli indagati, sono quelle di frode fiscale e appropriazione indebita, nell’ambito di un nuovo filone dell’indagine sui presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediatrade.In particolare il reato contestato a Silvio Berlusconi è quello di appropriazione indebita, mentre per il figlio Piersilvio è ipotizzata la frode fiscale. Gli altri indagati sono Roberto Pace, Framk Agrama, Gabriella Ballabio, Davide Lorenzano, Giorgio Del Negro, Paolo Del Bue, Fedele Confalonieri e Giovanni Stabilini. I reati vanno fino al 2009. L’inchiesta è nata nel 2005 con una perquisizione negli uffici di Rti, società controllata dal gruppo televisivo Mediatrade. Nel 2007 è stato invece notificato l’avviso di garanzia al premier. L’indagine avrebbe portato alla luce secondo il magistrato, le modalità con le quali le società televisive del gruppo Berlusconi avrebbero comprato i diritti per trasmettere i film dalle major americane. Invece che contrattare direttamente i diritti ottenendo un prezzo più vantaggioso, le società del premier, è ancora l’ipotesi accusatoria, li avrebbero acquistati a un costo maggiore dalla Wiltshire di Frank Agrama, il presunto socio d’affari di Berlusconi, che, a sua volta, li aveva acquisiti dalle case di produzione americane. La differenza tra quanto pagato dalla Wiltshire e l’esborso del gruppo Fininvest/Mediaset sarebbe, secondo l’accusa, su alcuni conti in paradisi fiscali:circa 34 milioni di dollari. Ora,credo, si scateneranno tanto gli avvocati del premier quanto i suoi tirapiedi politici quanto, infine, i suoi servitori prezzolati delle tv e della carta stampata ( Libero- Il Giornale) lamentandosi della giustizia cd. " a orologeria" per via delle prossime elezioni amministrative e delle toghe " politicizzate". Qualcuno è disposto a scommettere con me che non ci sarà nessuno ( Berlusconi incluso) che dirà che le accuse sono false e/o infondate?
Se così fosse ( e così sarà), è legittimo farsi l'idea che veramente Berlusconi si sia reso responsabile dei reati che gli vengono contestati?
Nell'ipotesi, che ritengo assurda, che le accuse che vengano mosse al Berlusconi nascano da soli fini politici e che esse, poi, si rivelino fondate e veritiere, ritenete che di esse ( le accuse poi provate e documentate) non si debba tener conto, data la loro genesi, o no?
In altre parole, gli eventuali reati di Berlusconi, una volta provati, conterebbero solo e soltanto una volta esaminata e verificata la apoliticità delle fonti di accusa? E chi dovrebbe farla questa verifica, Berlusconi o i suoi sodali?
Riflettete gente, riflettete.





mercoledì 9 dicembre 2009

Silviuzzo e la mafia.


Siamo arrivati al paradosso che, per dimostrare che "Silviuzzo" non è contrario alla mafia, il giornale "Libero" sostiene che il premier in persona ha ordinato l'arresto di 2 esponenti di primo piano delle cosche mafiose.
Non so se valga la pena di ribadire che gli arresti non li fa il governo, né tantomeno Berlusconi, ma gli organi di polizia coordinati e diretti dai magistrati che conducono le indagini e poi firmano i provvedimenti di arresto e custodia cautelare. Quegli stessi magistrati, nel mirino dei clan mafiosi, oggetto un giorno sì e l'altro pure di attacchi dello stesso Berlusconi ed altri autorevoli esponenti del suo governo, che adesso ha pure il coraggio di vantarsi di questi arresti eccellenti.La cosa è di tale lampante evidenza che qualche lettore potrebbe offendersi della elementare ovvietà delle mie informazioni e protestare per l'insulto alla propria intelligenza!
Ma se, anche se solo per un solo istante, volessimo aderire alla tesi del giornale, verrebbe da chiedersi come mai allora i 2 boss non sono stati arrestati prima, cosa mai sarebbe loro successo se Berlusconi non fosse stato pressato dalla necessità di dover dimostrare la sua lotta alla mafia con il loro arresto ed infine perchè non ordina, perchè pare dipenda solo da Lui, l'immediato arresto di tutti i mafiosi?
La verità è una sola: un politico, anche se si chiama Berlusconi, può e deve dimostare la propria volontà di combattere la delinquenza organizzata in generale in un solo modo e cioè con il proprio comportamento, con le proprie azioni.
Il continuo sottrarsi ai procedimenti giudiziari, la formulazione e l'approvazione di ben 18 leggi ad personam ( volte cioè alla sua personale tutela a scapito degli interessi dello Stato e dei cittadini), la sua provata frequentazione di personaggi mafiosi ( Dell'Utri, Mangano, ecc.), il minimizzare ( Berlusconi in un suo viaggio in Russia disse che la mafia coinvolgeva non più di 200 persone) ed il " normalizzare" ( il suo Ministro Lunardi -2° governo Berlusconi- disse che con la mafia gli Italiani dovevano imparare a convivere) il problema della mafia costituiscono,invece, le azioni che dimostrano l'assenza di qualunque intenzione di debellare il male mafioso, anzi!

lunedì 23 novembre 2009

Aste per i beni confiscati alle MAFIE


Se e quando la camera dei deputati, con la centesima votazione di fiducia, darà il via libera alla finanziaria che, incredibilmente, contiene una norma che prevede la possibilità di mettere all’asta i beni e i terreni sequestrati a mafiosi e camorristi,questi, magari attraverso un presta nome, potranno riacquistare i beni che poliziotti e magistrati erano riusciti a sequestrare e a restituire all’uso pubblico? Sì, potranno farlo! Ciò potrà avvenire, però, solo per i beni ai quali non sarà data destinazione entro tre o sei mesi.

E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni Libera chiede al Governo e al Parlamento di ritirare l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati.Non occorre essere un esperto del ramo per comprendere come e in quali condizioni potrebbero svolgersi tali aste in territori letteralmente dominati dalle organizzazioni criminali e dai loro protettori nelle istituzioni. Non a caso la legge fortemente voluta da Pio La Torre, il dirigente comunista ammazzato dai mafiosi, disponeva non solo il sequestro, ma anche la possibilità di assegnare i beni alle cooperative giovanili, a quelle associazioni che si battono per la legalità, a quanti non si sono mai arresi di fronte alle minacce e alle intimidazioni; in questo modo le terre di “cosa nostra” sono tornate ad essere “cosa nostra”, cioè un bene pubblico da amare, da proteggere, da coltivare, da far fruttare, nel senso pieno del termine.

L’appello di Libera

Tredici anni fa, oltre un milione di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche, che votarono all’unanimità le legge 109/96. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente. Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E’ facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all’intervento dello Stato. La vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale, come prevede la legge. E il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano stati sottratti, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni. Per queste ragioni chiediamo al governo e al Parlamento di ripensarci e di ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati. Si rafforzi, piuttosto, l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan. S’introducano norme che facilitano il riutilizzo sociale dei beni e venga data concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca di beni ai corrotti. E vengano destinate innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie. Ma non vendiamo quei beni confiscati che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa. Perché quei beni sono davvero tutti “cosa nostra”.

FIRMA L’APPELLO

lunedì 23 marzo 2009

CONTRO TUTTE LE MAFIE

Circa 150 mila persone hanno partecipato a Napoli alla quattordicesima edizione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie" e per rinnovare in nome di quelle vittime l'impegno di contrasto alla criminalita' organizzata.

Per non dimenticarli!

Punteggio sito web istituzionale Comune di Santa Maria Capua Vetere

Scorri sotto ( senza cliccare qui!) le valutazioni del sito sammaritano a cura della Presidenza del Consiglio.

Santa Maria Capua Vetere ( Caserta)