sabato 4 febbraio 2012

RSU, la scelta giusta.

Cari amici, tra poco si rinnoveranno le rappresentanze Sindacali RSU e qualche amico ci chiederà di dargli fiducia chiedendoci il voto e noi, sicuramente ,cominceremo con l'analizzare cosa ha fatto in passato quell'amico per l'interesse dei lavoratori, meditando su risultati e traguardi sperati che, purtroppo, non sono arrivati. Non lasciamoci trasportare da valutazioni affrettate, spesso è difficile raggiungere i traguardi attesi, gli ostacoli che pongono coloro i quali hanno interesse che non si realizzi una giustizia sociale a vantaggio degli interessi personali sono duri da poter essere superati; è facile però capire chi sono i sindacalisti che fanno gli interessi della collettività e quali sono quelli che curano esclusivamente i propri, sacrificando i diritti degli altri. Potrete riconoscere questi individui dai progressi inspiegabili che fanno rispetto alle loro misere capacità,nonostante cambino le dirigenze e le amministrazioni, non si capisce mai che incarichi hanno, ma li trovi sempre presenti in tutte le iniziative o in quelle situazioni dove c'è da guadagnare, camminano con suv ed auto di grossa cilindrata, parlano sempre male degli altri per non essere loro oggetto di critica, ecco: questi sono quei sindacalisti da non votare, gli altri, quelli che ci rimettono anche nell'immagine e si fanno dei nemici, quelli che viaggiano su auto datate, quelli che non trovi mai in elenchi di straordinari né impegnati in progetti finalizzati al nulla, quelli che sono demonizzati perché non sono allineati ai voleri dei potenti sono i sindacalisti da votare!
Non riusciranno forse a raggiungere molti traguardi, ma sicuramente si impegneranno per cercare di curare gli interessi di tutti!

giovedì 27 maggio 2010

Cisl e Uil : questi sindacati "servono" ?

Così, giusto un anno fa, il nostro premier, dalle colonne del " Giornale" attaccava i media, accusandoli di spargere " catastrofismo". Poco dopo avrebbe escluso categoricamente l'ipotesi di una manovra di  largo respiro mentre l'antitetica realtà dei fatti di questi giorni è sotto gli occhi di tutti, almeno di quelli che  le cose  vogliono  vederle.
Parlando della crisi Berlusconi ha ribadito che dietro la diminuzione della crescita ci sono soprattutto "fattori psicologici". Per risollevare i consumi, ha aggiunto, "bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali" contribuiscano a rilanciare la fiducia. Organizzazioni internazionali, ha proseguito il presidente del Consiglio, che "un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perché di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell’Europa e del mondo". 
I commenti li lascio ha chi ha maggior voglia e capacità di spiegare cose che, in un paese normale, non ne avrebbero bisogno e dovrebbero suscitare unanime dissenso e disapprovazione, specie se confrontate a manovre, come lo scudo fiscale piuttosto che al prossimo condono, che agevolano i soliti noti: un solo suggerimento mi sento di dare: ai lavoratori dipendenti pubblici iscritti ai sindacati della Cisl e della Uil , i quali sindacati hanno sostanzialmente condiviso l'impianto della manovra che esplica i suoi effetti quasi totalmente sui lavoratori dipendenti, consiglierei di ritirare l'adesione alle suddette sigle in modo che il risparmio della quota associativa, che consente a queste persone di asservire il potente padrone,  potrà attutire il danno derivante dal blocco degli aumenti contrattuale e dalle altre misure punitive consumate ai danni del " Bancomat" dello Stato  e cioè i lavoratori dipendenti.

domenica 11 ottobre 2009

Decreto Brunetta: un altro flop!


Secondo il Ministro è la rivoluzione copernicana che renderà efficienti e competitive le pubbliche amministrazioni, ma la filosofia di fondo è quella che ha contraddistinto il suo operato fino ad oggi: i pubblici dipendenti sono tutti fannulloni, costano troppo e il sindacato è un intralcio. E quindi la legge ha l’unico scopo di evitare la contrattazione integrativa e limitare il ruolo del sindacato, bloccare le carriere, ridurre ulteriormente il potere d’acquisto dei pubblici dipendenti, umiliarli con il continuo richiamo a valutazioni, provvedimenti disciplinari, punizioni anche economiche. Per il premier Berlusconi e per il ministro Brunetta che l’hanno presentata, «è una rivoluzione » (l’ennesima) che renderà il paese più «moderno». Per i critici è però un’occasione persa visto che riconsegna gli uffici pubblici ai politici di ogni ordine e grado, cui si concede ampia discrezionalità nel fare e disfare, mentre alcune misure riguardano una platea ristretta di dipendenti.
Il Ministro, è l'accusa più ricorrente, introduce un sistema autoritario, incentrato su una dirigenza sottoposta ad un pesante controllo politico.


E veniamo al contenuto del provvedimento:
Il Governo, in pratica, ha la delega per introdurre strumenti di valorizzazione del merito e di incentivazione della produttività anche mediante “il principio di selettività e di concorsualità nelle progressioni di carriera e nel riconoscimento degli incentivi” e quindi: risorse solo ai singoli che verranno giudicati meritevoli; valutazione positiva che diventerà titolo per la carriera, anche per le progressioni economiche; parte delle economie conseguite con i risparmi sui costi di funzionamento erogate solo al personale direttamente coinvolto. Il Governo toglie la possibilità di contrattare l’ordinamento del personale: infatti si prevede che le progressioni di carriera avvengano solo per concorso pubblico con riserva di posti per gli interni non superiore al 50%. Inoltre è prevista la riserva di accesso dall’esterno nelle posizioni economiche apicali.
Questa legge ci riporta al periodo delle qualifiche funzionali il cui effetto è stato che le carriere sono state bloccate per 15-20 anni, mentre sono state la contrattazione integrativa e la riforma degli ordinamenti ad accelerarle. Ora, invece, sono introdotte pesanti limitazioni e controlli sui costi della contrattazione integrativa.
E veniamo alla valutazione della parola chiave di questa controriforma : il “merito”. È un perno della “rivoluzione”, incentivarlo significa più produttività individuale. Il meccanismo che si introduce è questo: non più di un quarto dei dipendenti di ogni amministrazione potrà beneficiare del trattamento accessorio nella misura del 50%. Ovviamente chi non viene giudicato meritevole, non prende premi. Gli obiettivi da raggiungere sono definiti dai politici e viene istituita un’Authority nazionale che valuterà l’operato delle amministrazioni, costo stimato di ben 6 (dico SEI) milioni in due anni (2009-2010). Ancora: ogni amministrazione avrà il “suo” organismo di valutazione di dirigenti e dipendenti. «Ma questa operazione di incentivi al merito distribuiti secondo fasce, riguarda un numero limitato di persone - spiega Michele Gentile, responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil-. Si tratta di meno di 500mila lavoratori, per lo più dei ministeri, degli enti pubblici non economici e delle agenzie fiscali».
Se questa azione non fosse dettata da pregiudizio e facili slogan, il ministro si accorgerebbe che i contratti già consentono di valutare i dipendenti, di distribuire in modo equo le risorse del salario accessorio sulla base delle predette valutazioni, di formarli, di sottoporli a sanzioni( licenziamento incluso)in caso di inadempienze rispondendo meglio alle esigenze e alle finalità di una moderna pubblica amministrazione.Ed allora quale sarebbe la portata di questa rivoluzione? Quali gli elementi nuovi in grado di incidere sulla qualità dei servizi offerti che, dati del Ministro Brunetta alla manoa, raggiungono la quota del 80% del grado di soddisfazione degli utenti?

Queste norme, di fatto, non permetteranno alle Amministrazioni di adeguare l’organizzazione del lavoro alle proprie esigenze, tanto più che le norme potranno essere derogate dalla contrattazione o dai regolamenti solo se espressamente previsto dalla legge. Ma se l’applicazione risulterà incompatibile con le autonomie si potrà applicare solo alle amministrazioni centrali dello Stato; quindi le amministrazioni autonome eserciteranno la loro potestà legislativa o regolamentare con la conseguente frammentazione delle regole e dei diritti. E’ la “tomba” dei contratti nazionali come cornice di solidarietà: le leggi, anche regionali, e gli statuti e i regolamenti degli enti locali possono definire trattamenti economici e normativi per persone e gruppi di persone ed i contratti collettivi non possono intervenire. In un paese con più di 8mila comuni, 109 province e 20 regioni è facile immaginare che cosa può accadere a ogni vigilia elettorale «tanto in fatto di clientele, privilegi, lobby, quanto in termini di aumento di spesa».

Conclusioni:
Le norme previste dal disegno di legge ora approvato definitivamente non portano allo snellimento delle procedure e ad una vera efficienza né pongono un freno alle
dinamiche clientelari che hanno dilatato a dismisura la spesa pubblica. La legificazione del rapporto di pubblico impiego riporta a situazioni già viste: un intervento improprio della politica nell’organizzazione del lavoro e nelle relazioni sindacali.
Il provvedimento approvato, ultimo di una serie di provvedimenti che iromette di inseguire l’obiettivo di una maggiore efficienza e qualità nella pubblica amministrazione dietro il paravento della lotta ai fannulloni,nasconde
invece la volonta’ di privatizzare la maggior parte dei servizi pubblici e tagliare dove è piu’ possibile i posti stabili della pubblica amministrazione.
Un altro rilievo riguarda il sistema della contrattazione e la democrazia nei luoghi di lavoro. Il decreto blocca infatti il voto per il rinnovo delle Rsu, le rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, prorogando quelle in essere. Se si considera che nel comparto scuola le elezioni erano già state indette, si capisce che non è un bell’esercizio di democrazia. Ma in questo caso, il ministro Brunetta si sarebbe limitato - così spiega in una nota - ad accogliere la richiesta di molte sigle sindacali, a cominciare da Cisl e Uil. Contraria al blocco è la Cgil che, data la sua azione sindacale contro i provvedimenti del governo, certo avrebbe fatto incetta di voti alle prossime elezioni nella scuola. È per questo che non si vota?

P.S. Vorrei ricordare al Ministro Brunetta che la parola "performance" ha, in lingua italiana, un ottimo vocabolo corrispondente " prestazione" che rende il significato come e meglio del termine anglosassone usato, probabilmente, per conferire maggiore dignità al provvedimento.

P.P.S. Avete riconosciuto dalla foto l'ex deputato dimissionario che attualmente si trova in affidamento ai servizi sociali? Ecco, dedicasse, il Ministro Brunetta, un pò del suo tempo ai suoi attuali colleghi di lavoro!

Per non dimenticarli!

Punteggio sito web istituzionale Comune di Santa Maria Capua Vetere

Scorri sotto ( senza cliccare qui!) le valutazioni del sito sammaritano a cura della Presidenza del Consiglio.

Santa Maria Capua Vetere ( Caserta)