lunedì 18 febbraio 2013

Incentivi per acquisto auto a basse emissioni inquinanti (gpl, metano, veicoli elettrici ed ibridi)

Decreto Ministero Sviluppo economico 11.01.2013, G.U. 12.02.2013
Al via i nuovi incentivi per l'acquisto di auto a basse emissioni inquinanti (gpl, metano, veicoli elettrici ed ibridi) con emissioni di anidride carbonica fino a 120 g/km.
E' quanto prevede il D.M. Sviluppo economico 11 gennaio 2013 pubblicato in Gazzetta Ufficiale 12 febbraio 2013, n. 36.
In particolare, coloro che acquistano in Italia negli anni 2013 ( a partire dal 14 Marzo) e 2014 un veicolo nuovo di fabbrica a basse emissioni complessive è riconosciuto un contributo pari al 20% del prezzo di acquisto,per quelli effettuati nell'anno 2015 gli incentivi previsti dal provvedimento sono invece pari al 15% del prezzo di acquisto.
Gli incentivi sono previsti per tutti, ma solo una piccola parte è riservata alle persone fisiche: la maggior parte sono indirizzati al rinnovamento del parco veicoli aziendali, dei taxi e dei mezzi di trasporto di linea.
A parte altre condizioni in carico al venditore, occorrerà che: a) contestualmente all'acquisto del veicolo nuovo venga consegnato al venditore un veicolo appartenente alla stessa categoria del veicolo acquistato, che risulti immatricolato almeno dieci anni prima della data di immatricolazione del veicolo nuovo; b) il veicolo consegnato per la rottamazione sia intestato, da almeno dodici mesi dalla data di immatricolazione del veicolo nuovo, allo stesso soggetto intestatario di quest'ultimo o ad uno dei familiari conviventi alla stessa data, ovvero, in caso di locazione finanziaria del veicolo nuovo, che sia intestato, da almeno dodici mesi, al soggetto utilizzatore del suddetto veicolo o a uno dei predetti familiari; c) nell'atto di acquisto sia espressamente dichiarato che il veicolo consegnato e' destinato alla rottamazione. 
Buon acquisto a tutti!

mercoledì 13 febbraio 2013

Lo spread? Non ce ne può importare di meno!

Chi l'ha detto? Ma il nostro caro Berlusconi! Tanto lui non ha mutui da pagare.
Ma cos'è questo benedetto/maledetto spread? È la differenza fra l’interesse sul titolo di Stato italiano a dieci anni (BTP) e lo stesso titolo tedesco (Bund). Se il primo ha un interesse di 4,5% e il secondo di 1,5%, lo spread  sarà 300 punti. Se l’interesse del BTP sale e/o quello del Bund scende, lo spread  aumenta, e viceversa.
Se sale l’interesse del BTP rispetto al Bund tedesco vuol dire che gli investitori percepiscono un rischio maggiore sull’Italia rispetto alla Germania. Questo significa che essi vendono titoli di Stato italiani, facendone cadere il prezzo. Per esempio un BTP che prima valeva 98 adesso vale, per esempio, 95. In particolare a vendere sono stati gli investitori non domestici, la cui quota è passata nel giro di un anno e qualche mese dal 50% al 36% (se escludiamo la BCE). Badate bene: non è una questione di speculazione cattiva. È pura e semplice paura di perdere soldi.
I soggetti che più hanno comprato titoli di Stato italiani sono state invece le banche italiane. Che succede a queste ultime se il valore dei BTP cala? Succede che i bilanci delle banche italiane (ma non solo) si deteriorano ed esse diventano meno capaci di rimborsare i propri debiti. Un esempio di debito per le banche sono i conti correnti, i soldi che la gente deposita in banca. Se la banca di Paperopoli è sull’orlo del fallimento perché ha investito male in BTP e lo spread  è salito, voi depositereste i soldi in quella banca, col rischio di vederveli congelati ?
Se meno persone e banche vogliono prestare soldi alla banca, per quest’ultima aumenteranno i costi di raccolta, ovvero diventa più costoso prendere denaro in prestito. Di conseguenza, per scongiurare guai peggiori, la banca comincia a tenersi stretti i propri forzieri. Una banca, infatti, per legge e per buonsenso, deve tenere in “cassa” una certa somma per far fronte a eventuali problemi, ordinari e straordinari. 
Una delle mosse che la banca mette in atto è quindi quella di far uscire meno soldi, ad esempio in mutui e prestiti, poiché la congiuntura economica è pessima e chi contrae tale mutuo/prestito avrà probabilmente più difficoltà a pagarlo. Se l’offerta diminuisce, inevitabilmente cresce il prezzo del mutuo, ovvero il tasso di interesse che è pari, per il tasso variabile, all’Euribor più una certa percentuale, o, per il fisso, all’EurIRS più una certa percentuale. Questa percentuale, ovvero la differenza fra il tasso del mutuo e l’Euribor o l’EurIRS si chiama anch’esso spread. Questo significa che se il tasso di interesse sale vuol dire che o è aumentato l’Euribor (o l’EurIRS ) o è aumentato lo  spread  applicato dalla banca. Se consideriamo che l’Euribor è deciso dal mercato, e quindi non è manipolabile , la nostra banca di Paperopoli che vuole ridurre le uscite dai suoi forzieri aumenterà lo spread  sui mutui.
Ma tanto al ricchissimo Berlusconi interessano questi discorsi? Non gliene può importare di meno!

giovedì 23 agosto 2012

Si alla patrimoniale, subito!


Finalmente ci si comincia ad accorgere che la patrimoniale non è una parolaccia e, meno che mai, è una parola che dovrebbe incutere terrore al ceto medio. Già, perché è bene che si sappia una volta per tutte, per patrimoni si deve intendere la somma delle ricchezze possedute da un nucleo familiare superiore al MILIONE di Euro. Stiamo parlando, cioè, degli straricchi, l’8% circa della popolazione italiana che detiene oltre il 90% delle ricchezze del Bel paese. Tempo addietro, anche  Squinzi, leader della Confindustria e che non è di certo un bolscevico, in un convegno nel pistoiese, fianco a fianco con il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, ebbe a dirsi disponibile alla sua introduzione. Patrimoniale vuol dire una più equa distribuzione della ricchezza. E far contribuire anche chi, in questi anni, in questi decenni, ha assistito con un sorriso beffardo e senza versare un euro di tasse , alla macelleria sociale nei confronti dei soliti noti: dipendenti pubblici e privati, onesti seppur rari liberi professionisti che pagano le imposte fino all’ultimo euro, pensionati. Loro, i ricchi furbi, no. Con artifici degni di miglior causa hanno sempre evitato di aprire il borsellino,nascondendo ben bene i patrimoni accumulati chissà come. E già che ci siamo, sarebbe interessante metter mano anche  allo scudo fiscale, quell’ideona partorita  dall’ex Ministro dell’ Economia del Giulio Tremonti. In cambio di una sanatoria che li avrebbe messi al riparo da guai con lo Stato italiano,  per far rientrare puliti e stirati i capitali,  gli ‘scudati’ versarono poco più di un obolo del 5 per cento. Facendola franca come sempre.Certo, la lotta per introdurre  e far versare la patrimoniale, sarebbe dura: tra società di comodo e soldi dirottati nei paradisi fiscali, difficile scovare i veri ricchi. Il piatto rischierebbe  di piangere. Ma ci si può e ci si deve provare. Per ridare agli italiani quel senso di giustizia perduto. Altrimenti continueranno a pagare sempre gli stessi. E non è detto che costoro  siano più disposti a farlo, senza arrabbiarsi per davvero.

sabato 13 agosto 2011

Redditi on line.


Lo aveva già fatto l'allora Ministro dell'Economia Visco nel 2007,provocando le reazioni di tanta parte della politica e del mondo economico italiano: : mettere on line tutte le dichiarazioni dei redditi, aggiornate, trasparenti, accessibili gratuitamente a tutti.
Per ora lo ha chiesto pubblicamente solo il vicepresidente del Senato Vannino Chiti, del Pd; Tremonti sembra assolutamente indifferente alla cosa.
Oggi il centrodestra e per esso Berlusconi invoca sacrifici per tutti, necessari alla nazione per salvarla dal crac finanziario e promette massimo impegno per la lotta all'evasione, elusione, erosione fiscale: bene, sarebbe giusto ricominciare proprio da qui, rimettendo i redditi sul web, in modo che gli italiani sappiano anche chi partecipa e chi no al salvataggio della Patria.
Chi si comporta correttamente che ha da temere? La legalità, il rispetto delle leggi ( anche l'obbligo di pagare le tasse è statuito con legge) non era un cavallo di battaglia della destra?

martedì 22 giugno 2010

AREE DISMESSE

Cari amici, questo manufatto dismesso e abbandonato fa parte di un complesso di altri capannoni che aveva grandissima importanza economica per Santa Maria. Qui si lavorava un prodotto che dalla fine della 2^ guerra mondiale è durato per tutto gli anni 60 del secolo scorso. Poi..è venuta la modernità. E la globalizzazione ha fatto il resto. C'è da dire che luoghi come questi purtroppo l'Italia è piena.

venerdì 16 aprile 2010

La pressione fiscale aumenta e l'evasione pure!


La Banca d’Italia, nel bollettino economico del mese di Aprile, ha rilevato che la pressione fiscale nel nostro paese è aumentata. Secondo l’istituzione di Via Nazionale infatti, la pressione fiscale sarebbe passata dal 42,9% al 43,2% tra il 2008 e il 2009. Gli italiani insomma, si trovano a dover pagare più tasse nonostante gli annunci del governo in campagna elettorale. L’attuale maggioranza infatti, e non si può non ricordare questa posizione, ha dichiarato ad ogni piè sospinto che avrebbe abbassato le tasse, ma allo stato attuale delle cose questo non è stato fatto od almeno non ancora,anzi, l’effetto che si è ottenuto è quello contrario.
Per la verità, quelli che pagano poco o nulla effettivamente non hanno versato un cent di tasse in più, dato che ci pensano già i lavoratori dipendenti ed i pensionati ( i cd. bancomat dello Stato) a sopportare il peso del pagamento delle tasse per tutta la nazione.
Cosa si sta facendo per contrastare il fenomeno dell'evasione? Nulla! Anzi si premiano gli evasori con strumenti tipo lo scudo fiscale.
Avendo ormai capito come il premier ci tratta, sono sicuro che di fronte a chi gli chiedesse conto delle sue promesse elettorali, peraltro sempre ripetute, si schernirà dicendo che non di abbassare le tasse aveva parlato ma non di non alzarle. E se qualcuno dalla faccia tosta volesse insistere nel fargli notare che la pressione fiscale è comunque aumentata, egli, con la faccia di bronzo che madre natura gli ha donato, non esisterebbe a sottolineare che è aumentata di poco e, comunque, sempre meno di quanto avrebbe fatto la sinistra, tanto- penserà- la controprova non è possibile.
E gli Italiani? A discutere di riforme istituzionali, di federalismo,di semi presidenzialismo alla francese, di doppio turno, di turno unico, di premi di maggioranza di modifiche alla costituzione e bla, bla, bla...
Intanto a febbraio il numero degli occupati è risultato inferiore di oltre 700.000 unità rispetto all'aprile del 2008 ( data di insediamento di questo governo). Inoltre, sempre a febbraio di quest'anno, il tasso di disoccupazione si è attestato all'8,5%, livello massimo dal marzo del 2003.
Intanto il numero dei poveri e di quelli che non ce la fanno più è in costante aumento.
Ho sentito in questi giorni ripetere fino alla nausea il concetto che si prospetta un triennio intero senza appuntamenti elettorali e, dunque, potenzialmente foriero di tutte le riforme, istituzionali e non, che questo governo dovesse decidere di attuare, forte com'è di una larghissima maggioranza.
A noi cittadini il compito di verificarne puntualmente tutta l'attività, escludendo a priori tutte le possibili scuse che questo esecutivo ha finora accampato per giustificare il proprio magro ed insoddisfacente operato.
Rivolgo un invito a chi ha tenuto gli occhi chiusi finora a voler valutare solo gli atti concreti che questo governo ha fatto o farà, evitando, per quanto possibile, di farsi condizionare dal bombardamento mediatico dei mass media, specie quello assai temibile del mezzo televisivo, e di giudicarne nel merito l'attività, senza preconcetti di nessun tipo.

mercoledì 28 ottobre 2009

Zone Franche Urbane: cosa sono?


Nascono oggi 28 ottobre 2009, con una cerimonia alla presenza del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, 22 Zone Franche urbane, cioè aree individuate in quartieri che vivono situazioni di disagio sociale ed occupazionale e con un particolare bisogno di strategie per lo sviluppo e l'occupazione; l'unità di riferimento per la loro individuazione può essere il quartiere, la circoscrizione, o anche unità urbane diverse. Le “Zone franche” avranno, quindi, una funzione di rilancio dell’economia, stimolando la nascita di piccole e micro imprese attraverso esenzioni fiscali e previdenziali. Selezionate sulla base di una serie di indicatori,con una procedura durata circa un anno, sorgeranno a:Catania, Gela, Erice, Crotone, Rossano, Lamezia Terme, Matera, Taranto, Lecce, Andria, Napoli, Torre Annunziata,Mondragone, Campobasso, Cagliari, Iglesias, Quartu Sant'Elena, Velletri, Sora, Pescara, Massa Carrara e Ventimiglia. Sono queste le strategie di rilancio dell'economia e dell'occupazione che ci piacciono e delle quali ci piace discutere. Certo, sono una goccia nel mare, ma il rilancio delle zone che vivono un fortissimo disagio economico ed occupazionale e del sud in generale è la strada maestra per superare la crisi che adesso soprattutto sta manifestando i suoi letali e nefasti effetti.

venerdì 23 ottobre 2009

Abolizione Irap?


Ma cos'è questa imposta della cui abolizione si parla tanto in questi giorni? L'Imposta regionale sulle attività produttive, nota anche con l'acronimo IRAP, istituita con il d.lgs. n.446/97 è un'imposta che colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria.Coloro che sono soggetti a questa imposta in linea di massima sono le Società, le Attività commerciali ed artigianali, gli enti che hanno come oggetto principale l'esercizio di un attività commerciale e le Amministrazioni pubbliche in genere. Il suo gettito è pari circa a 40 miliardi di Euro e serve a finanziare un settore vitale del Paese ovvero la sanità. Ma cosa succederà se lo stato volesse veramente rinunciare a questi introiti? Come si pensa di supportare le mancate entrate derivanti dalla sua soppressione? Personalmente ritengo questo l'ennesimo bluff di questo governo che ha deciso di fare della politica del fare ( brutte figure) la sua bandiera. Gioverà ricordare, una piccola ricerca in rete confermerà le mie parole, che già nel 2003 lo stesso Berlusconi promise solennemente che avrebbe abolito l'Irap in 5 anni! Perchè non lo fece? Perchè questa imposta è ineliminabile, salvo sostituirla con altra di pari importo.
La cosa, però, che più mi ha infastidito e sulla quale voglio richiamare l'attenzione dei lettori è il fatto che questo governo pensi ad alleggerire la pressione fiscale delle imprese, mentre il primo e prioritario passo sarebbe quello di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati. Mentre in tutti i grandi paesi c'è una patrimoniale sulle grandi ricchezze, da noi avviene il contrario. Se mettessimo una tassa su tutte le transazioni finanziarie e si desse il ricavato ai più bisognosi ciò costituirebbe un modo per fare giustizia nei confronti di chi non è stato responsabile della crisi ma ne ha subito solo le pesanti conseguenze.
Cosa pensano i lavoratori dipendenti ed i pensionati elettori del Cavaliere?

Per non dimenticarli!

Punteggio sito web istituzionale Comune di Santa Maria Capua Vetere

Scorri sotto ( senza cliccare qui!) le valutazioni del sito sammaritano a cura della Presidenza del Consiglio.

Santa Maria Capua Vetere ( Caserta)