domenica 3 aprile 2011

La tendopoli Sammaritana. Tra ostilità ( tanta) e solidarietà( poca).

Fiumi di parole e commenti ad iosa si stanno sprecando in questi giorni circa la imminente occupazione della tendopoli creata nello spazio della protezione civile attiguo alla caserma "Andolfato" di S. Maria C. V. da parte di persone extracomunitarie provenienti dall'isola di Lampedusa.
Quante sono queste persone? Ma, sopratutto, chi sono queste persone? Immigrati clandestini, rifugiati, profughi o cos'altro ancora? Quanto tempo resteranno nella tendopoli? Ne verranno altri dopo di loro?
Credo che, almeno per un pò, queste domande rimarranno insolute.
Chi ha la pazienza di frequentare questo blog conosce bene la mia posizione " critica" nei confronti dell'attuale governo e soprattutto del suo Presidente del Consiglio; questa volta però le mie considerazioni investono più la società civile che la classe politica, incapace, tanto per cambiare, di governare fenomeni appena fuori dall'ordinarietà.
Girando in città si avverte la netta sensazione di una aperta ostilità nei confronti di chi, a seguito di un processo popolare senza difesa, è stato etichettato delinquente, ladro, stupratore e chi più ne ha più ne metta. Nello stesso momento storico in cui il governo si sforza con misure di vario tipo di evitare processi e galera a malfattori si processa e si condanna un intero popolo, colpevole di voler fuggire da un futuro fatto di stenti e di miserie.
Ma dove dichiarano di voler andare questi disperati? In Francia soprattutto, in Germania, in Belgio, in Europa cioè. Ed allora finiamola di piangerci addosso, facciamola finita con questi piagnistei, quasi che gli immigrati clandestini li avessimo solo noi! Non sappiamo gestirli come gli altri partners Europei, ecco tutto! Siamo bravi solo a lamentarcene, salvo utilizzarli per lavori umilianti che noi Italiani non siamo più disposti a fare. Certo, tra loro vi saranno anche delinquenti che dovremo rispedire nelle loro patrie galere, così come dovremo rimpatriare anche quegli immigrati clandestini che non possiamo sostenere; ma niente e nessuno ci autorizza a trattarli, in attesa del rimpatrio, come bestie al macello! Berlusconi ha detto che siamo un popolo cattolico: ebbene dimostriamolo con i fatti!
A margine noto, con piacere, che la maggior parte dei politici locali, seppur con la cautela che il caso e l'opinione pubblica richiede, si è espressa a favore di un umano trattamento di questi nostri fratelli africani in attesa di un loro rientro a casa, uno in particolare ha dimostrato di possedere la caratura ed il carisma per poter degnamente occupare la carica di primo cittadino, mentre " surreale" mi è apparsa la dichiarazione di chi si è esclusivamente preoccupato della ricaduta in termini delinquenziali della presenza di queste persone. " Surreale" per due motivi: il primo perché lascia trasparire una sorta di velato razzismo originata dall'ignoranza sia delle modalità con le quali queste persone saranno obbligate a stazionare nella tendopoli sia dalle condizioni morali ed etiche delle stesse ed il secondo perché chi si è espresso in tal senso lucra lavorativamente sulla numerosa e " danarosa" presenza di malavita locale, salvo che abbia riflettuto sulle miserrime condizioni dei delinquenti " in pectore" non in grado di soddisfare le sue esigenti richieste.
Esorto, quindi, chi mi legge a veicolare il messaggio che, fin tanto che questi stranieri soggiorneranno sul nostro territorio, essi dovranno godere di un trattamento almeno " umano"!
Un ultima domanda provocatoria vorrei lanciarla a chi dissente in parte dalle mie considerazioni: Cosa sarebbe successo se questa emergenza umanitaria fosse successa con la sinistra al governo? Quanti, al contrario del sottoscritto, ne avrebbero addebitata la responsabilità al governo in carica?

mercoledì 13 ottobre 2010

Italia: copia abusiva di un paese normale.

Se il sentimento dei lettori assomiglia al mio, credo che essi preferiranno vedere il filmato della cattura del capi degli ultrà serbi, piuttosto che le vergognose scene dello stadio Marassi e di quelle che le hanno precedute e seguite.
Ciò non di meno, ora più che mai, bisogna guardare lucidamente e criticamente a quello che si è fatto e quello che, invece, si doveva fare per evitare di essere additati a paese dove tutto è permesso e tutto si può fare impunemente, anche impedire lo svolgimento di una partita di calcio. 
Concordo pienamente con il blogger quando dice che questo è il momento di ricercare le responsabilità a tutti i livelli; sono stufo di sentire dire che il problema " sicurezza" è in cima ai pensieri di questo governo, se questi sono i risultati.
Aspettatevi ed aspettiamoci gesta emulatrici dalle tifoserie nostrane che hanno già dimostrato di non gradire la tessera del tifoso: la verità è una sola e cioè che questo è un governo di corrotto incapaci , buono solo a spartirsi gli appalti ed affamare la povera gente. 
Vedremo se avranno l'umiltà e la forza di fare mea culpa e mandare a casa chi ha dimostrato " piena incapacità" o se , una volta ancora, diranno che la colpa è delle opposizioni che, magari, hanno architettato tutto. 

martedì 12 ottobre 2010

Italia - Serbia = Vergogna, vergogna,vergogna!!!

Oggi abbiamo fatto una figura di merda davanti a tutto il mondo.
Sono così arrabbiato che non voglio neanche mediare e moderare le parole!
Come si può, dico, come si può consentire che un facinoroso, davanti a decine di telecamere e parecchi milioni di telespettatori tagli la rete che protegge il campo senza che NESSUNO senta la necessità di farlo smettere?
Abbiamo visto tutti che cosa è possibile fare in Italia rimanendo impuniti, l'ha visto il mondo intero e l'hanno visto gli Italiani e gli stranieri presenti in Italia; il nostro governo ha dimostrato una volta di più il suo vero volto : forte con i deboli e debole con i forti.
Mi sembra di vederli tutti impettiti quando sgomberano i campi rom o quando decidono di mandare i clandestini a morire sulle spiagge libiche quegli stessi che sono stati messi in scacco da poche decine di facinorosi che sono riusciti a non far giocare una partita di calcio internazionale.
Ma li avete visti questi delinquenti scortati dalla polizia, mentre i nostri connazionali, quegli stessi che dovrebbero essere tutelati dalle forze dell'ordine erano costretti a chiudere i negozi e scappare davanti a questa invasione?
In un altro paese civile stasera il responsabile della sicurezza allo stadio Marassi dovrebbe andare definitivamente a casa, al pari del questore di Genova e domattina Maroni, Ministro dell'Interno dovrebbe dimettersi dalla carica.
Già Maroni, quello stesso che si bea e si gloria delle catture dei latitanti che opera la polizia: sarà tanto onesto dall'assumersi le inefficienze della polizia che stasera hanno gettato fango su tutto il paese?




sabato 6 febbraio 2010

Permesso a punti. Al via la raccolta dei punti...

I ministri dell'Interno e del Welfare hanno dato il via libera al permesso di soggiorno a punti. Roberto Maroni e Maurizio Sacconi presenteranno presto in Consiglio dei Ministri un decreto in base al quale i nuovi richiedenti di permesso di soggiorno dovranno sottoscrivere un accordo per l' integrazione con una serie di doveri da adempiere, tra i quali la conoscenza della lingua italiana, l'iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione.
In due anni l'immigrato deve raggiungere 30 punti che gli vengono assegnati attraverso 'esami di lingua, di formazione civica, ecc. Se commette reati i punti gli vengono tolti. Se dopo i due anni, non raggiunge i 30 punti, l'immigrato ha un altro anno di tempo per arrivare al punteggio richiesto; dopo - se sarà sotto i 30 - scatterà l'espulsione.
Il permesso di soggiorno sarà come la patente:per circolare con l'auto hai 20 punti, per circolare con il tuo corpo in Italia hai 30 punti.
Il bello è che gli immigrati dovranno fare corsi per la lingua italiana e di educazione civica ( dove e fatti da chi?) quando gli italiani parlano sempre meno correttamente la loro lingua e quando la Costituzione non la conoscono neanche i parlamentari (come mostra un recente servizio de Le Iene). Si limitano al primo articolo, commi esclusi; insomma, in realtà questi corsi dovrebbero farli gli italiani.
Ma il Governo sembra che abbia l'intenzione di dire: dai immigrati, salvatele almeno voi la nostra lingua e la nostra Costituzione, noi ormai siamo fuori dai giochi.
Il principio ispiratore è che "chi entra in casa nostra, finchè non ha la cittadinanza è un ospite, e come tale deve rispettare le nostre regole”. Dopo, al pari dei nostri concittadini,potrà essere libero di fare ciò che vuole: tra indulti, processi brevi e quant’altro giusto un immigrato clandestino potrà finire in galera.

giovedì 4 febbraio 2010

IMMIGRAZIONE NON È UGUALE A CRIMINALITÀ

di Tito Boeri 02.02.2010

Ha fatto scalpore la dichiarazione del presidente del Consiglio sull'equivalenza tra immigrazione e criminalità. Vero o falso? Berlusconi non ha fornito numeri a supporto della sua affermazione. Dai dati disponibili sul sito dell'Istat si ricava però che pur con un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità sono rimasti pressoché invariati. Le statistiche documentano invece che nello stesso periodo la quota degli stranieri sul totale dei detenuti è stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana.
A margine del Consiglio dei ministri tenutosi la settimana scorsa a Reggio Calabria, il presidente del Consiglio ha sostenuto che "la diminuzione degli extracomunitari significa anche meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali".
Purtroppo, il presidente del Consiglio non ha fornito dati a supporto di una affermazione così impegnativa. Né lo hanno fatto i molti commentatori che si sono avventurati sul tema sui mezzi di informazione. Sconcertante, ad esempio, che Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera del 31 gennaio, rimproveri alla Cei (che aveva contestato le tesi del presidente del Consiglio) di non “guardare i numeri” quando nel suo articolo non c’è uno straccio di numero, vengono solo richiamate fonti di seconda o terza mano (e si fa riferimento all’ideologia di chi avrebbe fornito questi dati come se le statistiche fossero di destra o di sinistra!).
Proviamo allora a guardarli noi i dati, ma dopo aver notato che sono disponibili sul sito dell’Istat. Sorprende che nessuno abbia sentito il dovere di consultarli prima di commentare le dichiarazioni di Silvio Berlusconi.
UN’EQUAZIONE SENZA FONDAMENTO
La figura qui sotto mostra il numero di crimini denunciati all'autorità giudiziaria in rapporto alla popolazione e la dinamica della popolazione immigrata. Come si vede, a fronte di un incremento del 500 per cento del numero di permessi di soggiorno (passati da 436mila a 2.286mila) dal 1990 a oggi, i tassi di criminalità (numero di crimini per 100mila abitanti) sono rimasti pressoché invariati.
Figura 1: stranieri e crimini in Italia, 1990-2005



Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat.

La stessa conclusione è confermata dalla dinamica delle due variabili a livello regionale (Figura 2). In particolare, nelle regioni settentrionali caratterizzate da una maggiore intensità dei flussi migratori, il tasso di criminalità è rimasto pressoché invariato (Lombardia e Veneto) o è diminuito significativamente (Emilia Romagna).
Figura 2: variazione di crimini e permessi di soggiorno x 100 mila abitanti, 1990-2005


Fonte: elaborazioni su dati Istat.

Dunque, le statistiche disponibili suggeriscono che l'immigrazione non ha portato a un aumento significativo dei crimini. Questo smentisce le affermazioni del presidente del Consiglio. Non è vero che l'immigrazione ha reso le nostre città meno sicure.

IMMIGRATI E POPOLAZIONE CARCERARIA

Forse il presidente del Consiglio nelle sue affermazioni è stato tratto in inganno dai dati sulla popolazione carceraria per nazionalità. Le statistiche sulla composizione per nazionalità della popolazione carceraria documentano in effetti come dalla fine degli anni Novanta a oggi la quota degli stranieri sul totale dei detenuti sia stata sempre superiore alla loro quota sulla popolazione italiana. In particolare, più di un carcerato su tre è straniero, quando il rapporto fra immigrati e popolazione autoctona è inferiore al 10 per cento.
Questi dati tuttavia risentono del fatto che una larga parte degli stranieri, soprattutto irregolari, non può accedere alle misure alternative al carcere, tra cui gli arresti domiciliari, in quanto sprovvista di un valido certificato di residenza. La maggiore incidenza negli istituti di pena potrebbe quindi essere dovuta, almeno in parte, a una maggiore probabilità di finire in carcere dopo aver commesso un reato, piuttosto che a effettive differenze nella propensione a delinquere. Data l’insostenibile lunghezza dei processi in Italia, questo fatto potrebbe avere un peso non da poco nel gonfiare il peso relativo della popolazione carceraria straniera. I dati messi a disposizione dal ministero di Giustizia confermano che più della metà dei detenuti stranieri (il 57 per cento per la precisione) è in attesa di giudizio, mentre la percentuale è significativamente più bassa tra gli italiani (42 per cento).
Un’altra possibile spiegazione dell’apparente discrepanza fra i dati sull’incarcerazione e quelli sul rapporto fra criminalità e immigrazione è che, analogamente a quanto avvenuto nell'economia legale, gli immigrati siano subentrati agli italiani in diverse attività criminali. Emblematico è il caso del traffico di stupefacenti, passato in larga parte dal controllo delle organizzazioni italiane a quelle straniere, soprattutto per quello che riguarda l'attività di spaccio, senza che ciò comportasse un aumento significativo nell'incidenza di tali reati.

venerdì 15 gennaio 2010

No al razzismo. Lettera al Presidente.


Diceva Don Milani :"Se voi… avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri". Ed allora, per dissociarsi da una politica che sempre più opprime i deboli e parteggia per i più forti è nata , ad opera del gruppo non sono bianco, non sono nero, voglio essere a colori , l'iniziativa di inviare una lettera al Presidente della Repubblica.
Se anche voi intendete dissociarvi e non essere complici di questa politica discriminatoria e razzista, non avete da far altro che copiare ed incollare il testo della lettera seguente ed inviarlo tramite questo link al Presidente della Repubblica.

Alla Presidenza della Repubblica.
Il nostro Paese oggi non è quello immaginato, né dagli Italiani del Risorgimento, né dai Partigiani della Resistenza, specialmente quando esso si macchia di gravissime colpe come quella di essere diventato terra di discriminazioni razziali.
La Storia italica ha nelle sue stesse radici, più che in ogni altro angolo del mondo, una componente : la risultante millenaria dell’incontro tra grandi civiltà diverse, che hanno fatto sì che nel nostro stesso patrimonio genetico di abitanti di questa penisola siano inevitabilmente presenti elementi di multietnicità. Persino i nostri stessi caratteri somatici testimoniano questa verità: si provi ad entrare in una qualsiasi aula scolastica frequentata anche da soli cittadini italiani in qualunque regione italiana e si noterà che, a differenza che in paesi anglosassoni, scandinavi, slavi, lì troviamo volti i più diversi : mori, biondi, rossi, castani ; occhi neri, occhi azzurri, pelle scura, pelle olivastra, pelle chiara: sono proprio loro, i nostri figli !
I Padri Costituenti la Repubblica vollero solennemente sancire principi fondamentali che l’art. 3C ci ricorda: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Ma oggi appare così lontana l’osservanza di tali principi che, per quelli, che come noi, ne hanno fatto la loro base etica di vita, l’indignazione ha raggiunto un livello di non più sopportazione. Nel ricordare che l’Italia ha aderito alle piu'importanti convenzioni internazionali in tema di diritti umani, I cittadini, che si sono raccolti intorno al gruppo titolato : non sono bianco, non sono nero, voglio essere a colori , presente tra le pagine del social network “Facebook”, si rivolgono ad Ella, Signor Presidente della Repubblica, affinchè ci sia un Suo intervento chiaro, nelle vesti di Garate della Carta Costituzionale, inteso a far valere quei principi, a richiamare il governo di questo Paese all’osservanza di quei principi, a sanzionare senza esitazione quelle formazioni partitiche che si sono distinte per atteggiamenti e propositi xenofobi e razzisti.Noi Le inviamo questa nostra richiesta fiduciosi.Ci auguriamo quanto prima che vengano presi provvedimenti chiari, intesi a porre un freno a quest’ondata di razzismo nel nostro Paese.Il nostro gruppo, che non è il solo, ha però anche una precisa posizione che è quella, nel caso di insensibilità a questa nostra richiesta, di procedere a manifestazioni e proteste senza fermarci, intenzionati a condurre un’azione di civile lotta contro ogni forma di discriminazione razziale e ingiustizia sociale nei confronti dei deboli di qualsiasi etnia.

La ringraziamo per l’attenzione.

sabato 9 gennaio 2010

Rosarno , vergogna d'Italia.

Quale altro vocabolo, più e meglio di “ vergogna”, riuscirebbe a rendere il sentimento che stanno suscitando i fatti di Rosarno? La televisione che passa in continuazione immagini di una città italiana, Rosarno, che brucia, i calabresi sparano agli immigrati e ne feriscono alcuni, gli extracomunitari mettono a ferro e fuoco il paese, danno l'assalto alle auto con donne e bambini, feriscono gli italiani. E quando fa buio ancora proseguono saccheggi, devastazioni, incendi di auto, distruzioni di cassonetti , italiani ( soprattutto forze dell’ordine) e stranieri feriti, la gente terrorizzata e in fuga che incita gli agenti a sparare contro gli stranieri: scene da guerriglia urbana e da guerra tra poveri.
Ma chi sono questi immigrati e perché sono presenti in così gran numero? Sono cinquemila circa gli immigrati di 23 diverse nazionalità su una popolazione di 16 mila abitanti che arrivano per lavorare la terra, per lo più raccogliere gli agrumi della piana di Gioia Tauro. Si stabiliscono in inverno, sono stagionali, poi si sposteranno a nord, direzione Puglia e Campania, per la raccolta dei pomodori. Qui vivono in condizioni disumane, accampati nelle fabbriche dismesse o mai completate (qui non mancano entrambe), buttati per terra senza nemmeno un materasso, con un bagno chimico fatiscente per duecento persone, assistiti solo da Libera, Caritas, Medici senza frontiere.
E devono sottostare al ricatto della 'ndrangheta, che in fondo c'entra sempre: li taglieggia come fa con i commercianti, li paga 20 euro per una giornata di lavoro e ne chiede indietro 5 come «tassa di soggiorno», altrimenti sono guai. In questo contesto, con migliaia di immigrati irregolari ricattati e incapaci di darsi condizioni di vita accettabili è inevitabile che prima o poi la bomba scoppi. Non si possono far vivere le persone come animali e pensare che non si ribellino: qui è in corso una vera emergenza sociale.Ma come è cominciata? Il ferimento di alcuni immigrati a colpi di carabina ad aria compressa in due differenti «spedizioni», organizzate nei pressi di due capannoni in cui vivono gli immigrati,probabilmente un atto punitivo, spiegano i testimoni, come reazione a un mancato pagamento, all'ennesimo sopruso o a un affronto non consentito è stata la scintilla che dato fuoco alle polveri da tanto, troppo , tempo accumulatesi e sottovalutate dal governo centrale.
In centocinquanta si muovono e raggiungono la statale 18 che porta a Gioia Tauro. Primo blocco stradale. Poi alcuni marciano verso il centro cittadino e comincia il dramma: sassaiole, saccheggio di negozi, di abitazioni danneggiate, cassonetti ribaltati e fuoco a centinaia di auto, anche con persone a bordo. Distruggono tutto quello che trovano davanti, dai vasi di fiori alle vetrine dei negozi. Poi bloccano ancora la statale dall'altra parte, così creando due fronti di guerriglia. Le auto vengono fermate e assaltate senza alcuna remora, nemmeno quando al volante c'è una donna che sta tornando a casa con due figli. Lei viene colpita in testa, costretta a scendere e ad assistere all'incendio rituale della sua vettura. Armati di spranghe e bastoni, gli africani invadono le strade della città.
Arrivano poliziotti e carabinieri, si schierano davanti ai più agguerriti, provano a tenerli sotto controllo come avevano fatto altre volte ma con scarsi risultati. Sono pochi, lanciano lacrimogeni. Chiedono rinforzi, ecco da Reggio Calabria gli agenti del reparto mobile in tenuta anti sommossa, nella tarda serata cercano di concordare una tregua, mentre la gente li invita a sparare sugli immigrati e un centinaio di rosarnesi si organizza in gruppo e segue l'evoluzione della trattativa a distanza, pronto a intervenire. Improvvisamente dal fronte della rivolta parte una sassaiola: è il momento della tensione massima, le forze dell'ordine usano la forza. Una carica disperde gli immigrati nel centro cittadino, sei di loro vengono fermati e altrettanti contusi vengono portati al pronto soccorso, mentre restano le barricate e il fuoco sulla statale. Una volta ripristinata la circolazione e calmati gli animi è poi è la volta dei Rosarnesi di formare barricate sulla statale per chiedere ed ottenere l’allontanamento coatto degli immigrati e lo smantellamento del primo dei campo profughi presenti sul posto.
Don Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, ha dichiarato che “ancora una volta e' emersa una forte carenza della presenza della realta' sociale a tutela dei diritti dei lavoratori. In quel territorio vige, ha osservato, una situazione di sfruttamento inaccettabile, con paghe irrisorie, una parte delle quali viene estorta da intermediari. La tutela dei lavoratori - afferma don Perego - e' un'esigenza fondamentale alla quale l'intera societa' italiana e in particolare le istituzioni debbono guardare con piu' attenzione” “Se qualcuno del governo centrale o della regione vedesse in che condizioni vivono, senza nulla, senza servizi, luce, acqua, alimenti o riscaldamento non si stupirebbe di quanto è accaduto» dice Don Pino de Masi, vicario generale della diocesi di Oppido-Palmi, che da anni si occupa di immigrazione e lotta alla ‘Ndrangheta «perché quello di cui dobbiamo renderci conto è che i due problemi non sono scissi in regioni ad alto rischio di illegalità come la nostra». Pur non giustificando «nessuna azione violenta, sbagliata di per sé, ma che temo frutto dell’esasperazione di molti immigrati», il vicario racconta delle vessazioni e lo sfruttamento a cui molti di loro sono sottoposti. «Capita spesso che dopo giornate intere di raccolta nei campi invece di versare loro la paga, i datori di lavoro minaccino di chiamare i carabinieri, costringendoli alla fuga perché privi di documenti regolari» aggiunge Don Pino, secondo cui «l’invisibilità a cui queste persone sono costrette li priva di ogni diritto, rendendoli vulnerabili e soli». In questo tempo di crisi, aggiungo io, se per un Italiano perdere il lavoro rappresenta il più delle volte la porta verso la povertà e la conseguente perdita della dignità, per un immigrato può voler dire essere condannato ad una morte solitaria e dolorosa.Vi lascio con un pensiero di Roberto Saviano che, commentando e riflettendo sulla rivolta di Rosarno così scrive: “ Mi piace sottolineare che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere.

sabato 2 gennaio 2010

Corsi e ricorsi?


"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali…La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione."

Chi credete abbia scritto, vera od inventata, questa relazione?
A chi si riferiva?
Quali sono le vostre considerazioni al riguardo?

sabato 26 dicembre 2009

Padre Giorgio Poletti: un esempio da imitare.


Si è svolta in questi giorni, in S. Nicola L.S. la cerimonia di consegna, da parte del “Movimento Internazionale della Pace”, del “Premio Internazionale per la Pace e i Diritti Umani”, giunto alla sua seconda edizione, che è stato assegnato quest’anno a padre Giorgio Poletti, superiore della Comunità dei padri missionari.
Ma chi è e cosa ha fatto Padre Giorgio Poletti per meritarsi questo ambito riconoscimento?
In un momento politico e sociale di particolare violenza, fisica o verbale, che stiamo vivendo in questi giorni sarebbe oltremodo positivo che il maggior numero possibile di persone potessero conoscere Padre Giorgio Poletti, un missionario comboniano dell'ordine del Cuore di Gesù.
Padre Giorgio è stato prima sacerdote nei quartieri neri di Chicago, poi in Mozambico e ora porta avanti la sua missione a Castel Volturno in provincia di Caserta.
Non è un politico, non affolla gli studi televisivi, non vive barricato all'interno della sua chiesa. Lui manifesta con la sua pacifica ma indomita presenza per i diritti e le libertà di tutti.
Sua una meravigliosa lettera indirizzata a chi ci governa in cui chiedeva di mandare insegnanti e non militari nelle zone più aspre del casertano.
Sempre suo uno dei messaggi più straordinari di solidarietà Cristiana: da alcuni anni scende nelle piazze per rilasciare permessi di soggiorno in Nome di Dio, una azione motivata dalla convinzione che ogni persona ha diritto di esistere e di essere rispettata. Reclama il diritto a poter vivere di chiunque, “In nome di Dio” perché in una società dove il nome di Dio viene usato anche per bassi scopi politici ed economici, si è convinti che Dio stia sempre dalla parte dei più deboli e indifesi.
Questa iniziativa nasce a seguito dell'introduzione del discutibile “pacchetto sicurezza” in cui vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare ma non vengono toccate le sanzioni agli sfruttatori. Un modo bellissimo e coerente di resistenza civile per combattere il dilagante razzismo della politica e nella società.
"Nel piano di Dio per l’umanità nessuno è straniero - dice con voce calma padre Giorgio - e quando i sistemi e i governi creano differenze tra cittadini e stranieri Lui, fa causa comune con gli stranieri e chiede il rispetto dei loro diritti. Per questo in "nome di Dio" rilasceremo il permesso di soggiorno agli immigrati perché Dio dà loro questo diritto".
Da lui fanno la fila, a quanto pare, a centinaia: il documento che rilascia non ha alcun valore legale, ma ne ha uno morale. L'equivalente di una dichiarazione di appartenenza alla razza umana:i documenti del Ministero del Regno di Dio circolanti in Italia sarebbero fino a 4500
Una scelta nel rispetto di valori predicati da Gesù, per il pastore d'anime del paesello campano, ma anche una civile presa di posizione contro lo spirito delle norme vigenti. Mesi fa i padri comboniani, gente che sa cosa vuol dire il dramma della povertà materiale e morale (di speranza, soprattutto) da cui si fugge a milioni, avevano lanciato l'iniziativa per la giornata mondiale del rifugiato. Quale contrasto fra chi porta la croce, e chi vorrebbe appenderla - o cucirla - dove che sia!! Se Gesù tornasse tra noi, dove credete che sarebbe possibile trovarlo?Nelle grasse e ricche stanze del Vaticano o di qualche Vescovato o piuttosto in un campo rom o un campo profughi?Possibile che la lezione del Natale duri solo un giorno e, forse, neanche quello?
Grazie Padre Poletti, grazie a lei ho un pò meno vergogna a dichiararmi cittadino della stessa terra che La accoglie.

Don Tonino Bello- Lettera a un marocchino


Lettera al "fratello marocchino"

Fratello marocchino. Perdonami se ti chiamo così, anche se col Marocco non hai nulla da spartire. Ma tu sai che qui da noi, verniciandolo di disprezzo, diamo il nome di marocchino a tutti gli infelici come te, che vanno in giro per le strade, coperti di stuoie e di tappeti, lanciando ogni tanto quel grido, non si sa bene se di richiamo o di sofferenza: tapis!
La gente non conosce nulla della tua terra. Poco le importa se sei della Somalia o dell'Eritrea, dell'Etiopia o di Capo Verde. A che serve? Il mondo ti è indifferente.
Dimmi marocchino. Ma sotto quella pelle scura hai un'anima pure tu? Quando rannicchiato nella tua macchina consumi un pasto veloce, qualche volta versi anche tu lacrime amare nella scodella? Conti anche tu i soldi la sera come facevano un tempo i nostri emigranti? E a fine mese mandi a casa pure tu i poveri risparmi, immaginandoti la gioia di chi li riceverà? E' viva tua madre? La sera dice anche lei le orazioni per il figlio lontano e invoca Allah, guardando i minareti del villaggio addormentato? Scrivi anche tu lettere d'amore? Dici anche tu alla tua donna che sei stanco, ma che un giorno tornerai e le costruirai un tukul tutto per lei, ai margini del deserto o a ridosso della brugheria?
Mio caro fratello, perdonaci. Anche a nome di tutti gli emigrati clandestini come te, che sono penetrati in Italia, con le astuzie della disperazione, e ora sopravvivono adattandosi ai lavori più umili. Sfruttati, sottopagati, ricattati, sono costretti al silenzio sotto la minaccia di improvvise denunce, che farebbero immediatamente scattare il "foglio di via" obbligatorio.
Perdonaci, fratello marocchino, se noi cristiani non ti diamo neppure l'ospitalità della soglia. Se nei giorni di festa, non ti abbiamo braccato per condurti a mensa con noi. Se a mezzogiorno ti abbiamo lasciato sulla piazza, deserta dopo la fiera, a mangiare in solitudine le olive nere della tua miseria.
Perdona soprattutto me che non ti ho fermato per chiederti come stai. Se leggi fedelmente il Corano. Se osservi scrupolosamente le norme di Maometto. Se hai bisogno di un luogo dove poter riassaporare, con i tuoi fratelli di fede e di sventura, i silenzi misteriosi della tua moschea. Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha... il colore della tua pelle.
Don Tonino Bello (Alessano 1935-Molfetta 1993)Vescovo di Molfetta, Terlizzi, Ruvo e Giovinazzo.
La riproposizione di questa lettera, vecchia di qualche anno e sconosciuta ai più, si pone l'obiettivo di contribuire a diffondere il pensiero di un Santo, (almeno per me, lo è gia) ,qual'era Don Tonino Bello che affronta, non senza evidenti e laceranti sofferenze interiori, il tema dell'immigrazione. Se qualcuno che si professa cristiano cattolico e che dichiara di avere a cuore la difesa della nostra "cultura", si leggesse coll'animo aperto questo scritto, che mi emoziona di più ad ogni rilettura, di questo Santo Vescovo, credo che in qualche modo potrebbe migliorare il nostro porci nei confronti di questi derelitti che vengono nel nostro paese col solo sogno di raggranellare qualche spicciolo da mandare alle loro famiglie costrette alla più bieca povertà.
Concludo, ricordando che il 27 Novembre 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi ha avviato il processo di beatificazione di Don Tonino Bello

Per non dimenticarli!

Punteggio sito web istituzionale Comune di Santa Maria Capua Vetere

Scorri sotto ( senza cliccare qui!) le valutazioni del sito sammaritano a cura della Presidenza del Consiglio.

Santa Maria Capua Vetere ( Caserta)